Sono sicuri i nostri smartphone? Ecco come vengono usati (o spiati?) i nostri dati
Secondo le agenzie di sicurezza americane gli smartphone cinesi pongono un "rischio per la sicurezza nazionale". Quanto sono al sicuro le nostre comunicazioni?
Fbi, Cia e National Security Agency sono preoccupati per la sicurezza nazionale, temono "i rischi che comporta il consentire a società o entità legate a governi stranieri che non condividono gli stessi nostri valori di guadagnare posizioni nelle nostre reti di telecomunicazione".
Strumenti di spionaggio
Che sia possibile lo spionaggio di massa dei dispositivi elettronici personali è già stato rivelato nel 2013 da Edward Snowden (ex consulente della NSA) e dallo scandalo Datagate. Ciò può avvenire direttamente sugli smartphone o indirettamente, sulle reti di telecomunicazione.
Nel primo caso è sufficiente che la vittima apra distrattamente un link ricevuto via mail da un indirizzo sconosciuto (ma anche conosciuto) per subire l'installazione sullo smartphone di un'app "nascosta" in grado di accedere al microfono o alla fotocamera e spiare quello che accade intorno. Nel secondo caso l'obiettivo sono i dati scambiati tra dispositivi, intercettati durante il tragitto da un utente all'altro (sms, email, chiamate, messaggi vocali).
A chi interessano le nostre conversazioni?
L'interesse nei confronti di una singola persona è rivolto soprattutto a coloro che ricoprono ruoli di potere, le cui decisioni hanno un forte peso politico o economico. Tuttavia anche le attività dei privati cittadini, se analizzate nella loro globalità (ad esempio con tecniche di "big data analysis"), sono in grado di fornire informazioni strategiche.
E' possibile, ad esempio, conoscere l'orientamento dell'opinione pubblica su tematiche di interesse collettivo piuttosto che su un prodotto commerciale o un personaggio famoso e in seguito elaborare strategie mirate a influenzare e condizionare le scelte individuali.
Naturalmente queste informazioni possono essere raccolte lecitamente, ad esempio con i dati che forniamo volontariamente ai social network, ma anche in maniera illecita.