Super Bowl, una storia italiana. Da Vince Lombardo che dà il nome al Trofeo al quarterback Garoppolo
"Vincere non è tutto, è l'unica cosa che conta" (Vince Lombardi)
È stasera la gran notte, quella del 54mo Super Bowl: tutta l'America si fermerà per l'evento più seguito all'anno e che sarà anche nel segno dell'Italia.
Jimmy Garoppolo, 28 anni, quarterback dei San Francisco 49ers , una delle star più attese della partita, ha il cognome che tradisce le sue origini: la sua famiglia arriva dall'Abruzzo, da Vasto per la precisione, da dove i suoi avi partirono per l'America in cerca di fortuna. Questa sera i riflettori saranno puntati su di lui, perché oltre alla squadra vincitrice, viene assegnato anche il titolo MVP, ossia miglior giocatore della partita e, secondo gli analisti, i candidati sono proprio Garoppolo e il grande favorito, Patrick Mahomes, quarterback dei Chiefs che ha guidato Kansas City alla finale per il titolo dopo 50 anni e vuole chiudere la stagione alzando due trofei, personale e di squadra.
Da parte sua, Jimmy Garoppolo è alla sua grande occasione. È considerato l'erede dei grandi "paisà" come Joe Montana, anche lui ai 49ers negli anni '80, e Dan Marino, che si sfidarono in un'epica finale nell'85. Soprannominato Principe Aladino, o Great Garoppolo, figlio di Tony, di professione elettricista e di Denise che lo voleva calciatore, Jimmy, ex riserva di Tom Brady, ricorda sempre l'educazione "da italiano" ricevuta dai genitori. Ancora oggi il padre gli dice "Tu pensi di lavorare duro, eh? Ma ricorda che c'è sempre qualcuno che lavora più duro di te".
Il Trofeo Vince Lombardi
Questa sera, come ogni anno, l'America celebra un altro grande "italiano", Vince Lombardi, che dà il nome al Trofeo in palio. Discreto giocatore e straordinario coach, icona americana del football, Lombardi era nato a New York l'11 giugno del 1913 da genitori emigrati da Salerno. Destinato a farsi prete, a 15 anni scelse di giocare a football. Il suo talento gli fece guadagnare l'iscrizione alla prestigiosa Fordham University. Da giocatore non ottenne successo, ma Lombardi ebbe l'intuizione di trasformarsi subito in coach, portando nuove metodologie negli allenamenti, durissimi, e concetti di gioco inediti per l'attacco.
Il '53 è l'anno chiave: Vince entrò nello staff dei Giants di New York, che vinsero il titolo battendo Chicago 47-7. Arrivarono altri titoli e finali e l'aurea da stregone dell'italo-americano aumentò, al punto che nel '59 venne chiamato a guidare i Packers di Green Bay, Wisconsin, tra i meno popolari d'America ma che garantirono al coach carta bianca e lui li ripagò: al primo anno andarono in finale, perdendola.
Nello spogliatoio Lombardi pronunciò il famoso discorso che segnò la storia del football: "Voi adesso non realizzate che avreste dovuto vincere, ma non succederà più. Perché non ne perderete più una". I Packers vinsero cinque titoli tra il '61 e il '67, con una percentuale di vittorie del 70 per cento, Lombardi venne eletto due volte coach dell'anno. Si schierò contro ogni discriminazione, in difesa dei giocatori neri e dei gay, memore delle discriminazioni sofferte dal padre, per il fatto di essere italiano. Chiunque avesse insultato neri e gay, disse, sarebbe stato cacciato dalla squadra.
Il nome di Lombardi è associato, in modo indissolubile, al concetto della vittoria, espresso da una frase famosa, la cui paternità è attribuita erroneamente a Giampiero Boniperti: "Vincere non è tutto, è l'unica cosa che conta". E lui vinse tutto tranne l'ultima battaglia: quella con un cancro al colon, che se lo portò via nel '70 a soli 57 anni. Sarebbe bello se ad alzare il Trofeo che porta il suo nome, fosse un italo americano come lui.
Le squadre e i pronostici
Kansas City Chiefs e San Francisco 49ers vanno a caccia di un trofeo che manca nelle loro bacheche da troppi anni: i rosso-oro della Baia non alzano il Vince Lombardi Trophy da 25 anni mentre per trovare il primo, e finora unico, successo dei giallorossi dobbiamo addirittura tornare indietro di mezzo secolo. Sono però loro, secondo i betting analyst di 888sport.it, i grandi favoriti per la vittoria finale: il successo dei Chiefs, riferisce Agipronews, è infatti dato a 1,79 rispetto al 2,04 con i quali sono quotati i 49ers.
La partita però dovrebbe essere molto combattuta visto che una vittoria con un margine di 1-6 punti è la più probabile: 4,40 per Kansas City e 4,60 per San Francisco. Il quarto di gioco con più punti dovrebbe essere il secondo, prima dell’attesissimo Half Time Show, dato a 2,55. E la possibilità che il Super Bowl termini ai supplementari? Difficile, secondo gli analisti la chance che la partita si protragga oltre i 60 minuti effettivi di gioco pagherebbe 10 volte la posta.