Thailandia. Scimmie usate come schiave nella raccolta delle noci di cocco. L'inchiesta shock di PETA
Il governo thailandese respinge le accuse degli animalisti: sono solo un'attrazione per i turisti.
Le scimmie che raccolgono noci di cocco, un quadro pittoresco da tempo diventato una delle attrazioni turistiche più popolari in Thailandia nasconde una realtà ben più controversa.
Un'inchiesta della sezione britannica di PETA, l'organizzazione che si batte per il trattamento etico degli animali denuncia i maltrattamenti di quella che è a tutti gli effetti la manodopera animali di un settore agricolo e industriale, e spingono per il boicottaggio dei prodotti di cocco provenienti dal Paese asiatico.
BREAKING! Investigation reveals terrified young monkeys are kept chained, driven insane, abused, and forced to climb trees to pick coconuts – ALL for coconut milk, cream, oil, and other products.
— PETA UK (@PETAUK) July 2, 2020
[Narrated by @PeterEgan6] pic.twitter.com/QF0VjJwZ4E
Il ministro del commercio thailandese Jurin Laksanawisit ha respinto le accuse di PETA sostenendo che la raccolta delle noci di cocco dalle scimmie è una parte marginale del settore. Gli animali sarebbero usati per lo più come attrazione turistica e non subirebbero maltrattamenti. Il ministro ha aggiunto che la campagna di PETA stava influenzando negativamente le vendite dei prodotti della filiera del cocco sia in Gran Bretagna sia altri paesi europei.
Secondo le cifre ufficiali, nel 2019 la Thailandia ha esportato circa 12,3 miliardi di baht (395 milioni di dollari) di latte di cocco, di cui 2,2 miliardi di baht (71 milioni di dollari) all'Unione Europea e alla Gran Bretagna.
Nella inchiesta sotto copertura realizzata in otto fattorie thailandesi PETA denuncia che le scimmie sono costrette a raccogliere fino a 1.000 noci di cocco al giorno e vengono trattate in modo crudele. Secondo l'associazione animalista la campagna ha indotto diversi importanti punti vendita al dettaglio a rimuovere i prodotti delle aziende che si presume utilizzino noci di cocco thailandesi raccolte dalle scimmie. La campagna PETA ha avuto maggior risonanza mediatica da quando è stata appoggiata pubblicamente da Carrie Symonds, la compagna del primo ministro britannico Boris Johnson.
Il vicepresidente di PETA, Jason Baker, ha respinto gli argomenti del ministro del commercio thailandese e la negazione degli abusi contro le scimmie nel settore: "Il governo scelga: può indurre l'industria ad operare in modo umano con il sistema di raccolta senza animali che il resto della regione ha già adottato, oppure può prendersi la responsabilità per la crisi del settore. C'è un crescente numero di consumatori che parla chiaro attraverso i propri acquisti, e i commercianti ascoltano". Il ministro ha annunciato un incontro mercoledì con i rapprsentanti dell'industria del cocco e ha invitato i diplomatici stranieri a vedere con i propri occhi come viene effettuata la raccolta delle noci.
Somjai Saekow, un addestratore di scimmie della provincia meridionale di Surat Thani, ha dichiarato all'Associated Press che, sebbene le scimmie siano ancora usate per raccogliere le noci di cocco, c'è meno domanda per la loro manodopera: "Credo che le scimmie siano ancora strumenti utili per raccogliere le noci di cocco, ma le cose stanno cambiando".
Saekow spiega che nel corso degli anni sono stati coltivati alberi più corti per facilitare la raccolta noci di cocco con altri metodi. Ha detto che la maggior parte dei proprietari si prendono cura delle loro scimmie e le trattano proprio come animali domestici, anche se ci sono state sicuramente delle eccezioni: "Dobbiamo colpire chi commette maltrattamenti e correggerli", ha detto. "Ma credo davvero che la maggior parte delle persone tratti bene le proprie scimmie. E questo è il modo migliore per farle lavorare".