Tokyo2020. La storia di Krystsina Tsimanouskaya, atleta bielorussa critica col regime, chiede asilo
L'atleta ha accusato le autorità del suo paese di aver tentato di rimpatriarla con la forza: "Non tornerò in Bielorussia"
La sprinter bielorussa Krystsina Tsimanouskaya, attualmente impegnata ai Giochi olimpici di Tokyo 2020, ha ottenuto un visto umanitario dalla Polonia per lasciare definitivamente il suo Paese e continuare così la sua carriera senza il rischio di subire ritorsioni. Il sostegno di Varsavia è arrivato direttamente dal vice ministro degli Esteri, Marcin Przydacz, che su Twitter ha confermato come Tsimanouskaya sia già "in contatto diretto con i diplomatici polacchi a Tokyo e ha ricevuto un visto umanitario." Lo soluzione 'polacca' era già stata anticipata dal marito 25enne, Arseny Zdanevich, fuggito a Kiev e raggiunto telefonicamente dall'agenzia Afp. La speranza dell'uomo ora è quella di potersi riunire con la moglie "nel prossimo futuro" visto che in Bielorussia "non saremmo stati al sicuro".
Tsimanouskaya si era recata in mattinata all'ambasciata della Polonia a Tokyo per chiedere un visto e l'asilo politico, dopo aver denunciato il tentativo da parte delle autorità del suo paese di rimpatriarla per aver espresso idee critiche nei confronti del premier Lukashenko. Lo riferisce un gruppo di attivisti polacchi. Tsimanouskaya avrebbe dovuto correre oggi nelle batterie dei 200 metri. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) aveva assicurato questa mattina che l'atleta bielorussa era "al sicuro" in un albergo a Tokyo. Domenica la velocista 24enne, che partecipa alle Olimpiadi, aveva espresso preoccupazione, dicendo di sentirsi minacciata, per aver apertamente criticato la sua federazione nazionale. "Ci ha detto che si sentiva al sicuro", aveva reso noto il direttore della comunicazione del CIO, Mark Adams, precisando che Tsimanouskaya aveva passato la notte in un albergo dell'aeroporto di Tokyo-Haneda. Stamani, riferisce la testata russa 'Kiky', anche il marito dell'atleta avrebbe lasciato la Bielorussia per riparare a Kiev, in Ucraina.
La giovane, appoggiata dalla Belarusian Sport Solidarity Foundation, che in Bielorussia sostiene gli atleti imprigionati o messi da parte per le proprie posizione politiche (in opposizione al regime di di Alexander Lukashenko), ha detto di essere stata portata con la forza all'aeroporto per le critiche espresse nei confronti dei suoi allenatori. Una volta arrivata lì è però riuscita a chiedere aiuto alla polizia. Tramite il suo portavoce, il governo giapponese ha da parte sua assicurato che continuerà "a collaborare con le organizzazioni interessate" e che prenderà "le misure adeguate".
In un video pubblicato sui social media Tsimanouskaya ha detto di aver subito pressioni dai funzionari della squadra bielorussa e ha chiesto aiuto al CIO. "Sono stata messa sotto pressione e stanno cercando di portarmi via con la forza senza il mio consenso", ha detto l'atleta. Tsimanouskaya aveva criticato i funzionari della squadra bielorussa dicendo di essere stata inserita nella staffetta 4x400 nonostante non abbia mai corso in quella gara prima d'ora.
La Belarusian Sport Solidarity Foundation ha detto che sostenitori del governo hanno preso di mira l'atleta, e Tsimanouskaya ha contattato il gruppo chiedendo aiuto per evitare una deportazione forzata a Minsk. "La campagna è seria e questo è un chiaro segnale che la sua vita sarebbe in pericolo in Bielorussia", ha detto Alexander Opeikin, un portavoce del BSSF, a The Associated Press. Tsimanouskaya ha chiesto aiuto alla polizia giapponese all'aeroporto di Haneda e non è salita su un volo in partenza per Istanbul. Poi i funzionari del ministero degli Esteri sono arrivati all'aeroporto aeroporto, racconta Opeikin. In una dichiarazione rilasciata dal BSSF, Tsimanouskaya ha detto di essere in una stazione di polizia da lunedì mattina presto. "Ho spiegato la situazione a un agente di polizia di come sono stata presa nel Villaggio Olimpico", ha detto. "Ora sono in una situazione sicura e sto cercando di capire dove passerò la notte".
"Il Comitato Olimpico Internazionale sta esaminando la situazione e ha chiesto chiarimenti al Comitato olimpico nazionale Bielorusso" si legge in una dichiarazione. La Polonia, dove molti critici del regime di Minsk hanno trovato asilo ha offerto aiuto a Tsimanouskaya. Il vice ministro degli Esteri Marcin Przydacz ha detto su Twitter che a Tsimanouskaya è stato offerto un "visto umanitario e è libera di proseguire la sua carriera sportiva in Polonia, se lo desidera". Anche la repubblica ceca ha offerto asilo politico all'atleta dissidente. Il comitato olimpico bielorusso è stato guidato per più di 25 anni dal presidente Alexander Lukashenko e da suo figlio, Viktor. Il CIO, che ha indagato sulle denunce degli atleti che hanno subito rappresaglie e intimidazioni dopo le proteste dallo scorso agosto in seguito alle contestate elezioni presidenziali del Paese, ha vietato a entrambi la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo. Tsimanouskaya è stata portata in un luogo sicuro e avrebbe chiesto asilo all'Ambasciata austriaca, ha confermato Opeikin. Tsimanouskaya ha già gareggiato per la Bielorussia il primo giorno delle gare su pista venerdì scorso allo stadio nazionale di Tokyo. Si è piazzata quarta nel suo primo turno di batterie dei 100 metri, col tempo di 11.47 secondi.
L'UE valuta asilo politico
L'Unione europea valuterà la possibilità di fornire asilo politico alla velocista bielorussa Kristina Timanovskaya che si rifiuta di tornare nel suo paese dopo le Olimpiadi: lo ha dichiarato oggi il segretario di
Stato francese per gli Affari europei Clement Beaune. "Discuteremo con i nostri partner europei se possiamo concederle asilo politico entro le prossime settimane o addirittura giorni", ha detto Beaune alla stazione radio RFI. Tsimanouskaya ha accusato le autorità del suo paese di aver tentato di rimpatriarla con la forza, ed è ora sotto la protezione della polizia giapponese, ha affermato oggi il Cio.
Ieri due funzionari sarebbero entrati nella sua camera e ordinato di fare i bagagli. All'aeroporto Haneda di Tokyo, l'atleta ha chiesto aiuto alla polizia giapponese perché bloccassero il suo imbarco. "Non tornerò in Bielorussia", aveva scritto via Telegram.