Tokyo2020. Masomah alla crono ciclismo: "Io, ultima come 82 mln rifugiati"
La ciclista fuggita dall'Afghanistan a Tokyo ha corso la crono
A Tokyo 2020 è stata scritta la storia olimpica della ciclista Masomah Ali Zada, che con il team Cio dei rifugiati ha corso la cronometro femminile, chiudendo ultima, ma "felice". Dalle Olimpiadi giapponesi, l'atleta fuggita dall'Afghanistan ha lanciato un messaggio di speranza "per le migliaia di donne a cui, in tutto il mondo, non è nemmeno permesso andare in bicicletta".
Nel suo Paese di origine, solo per essere scesa in strada su due ruote, è stata insultata e le sono state più volte lanciate pietre e oggetti. Con il passare del tempo, la situazione è andata via via peggiorando, con attacchi mirati ai civili da parte dei combattenti talebani, in particolare contro donne che cercano di guadagnare spazio in diversi campi. Come nello sport, come successo a Masomah, che, nel 2016, quando la situazione era diventata troppo pericolosa, con la sua famiglia, ha deciso di lasciare l'Afghanistan e chiedere asilo in Francia.
A quel punto la carriera ciclistica, ovviamente, non era la più la sua priorità. La vita degli ultimi è sempre più difficile di tutte le altre, a volte però regala anche gioie uniche: Masomah ha vinto una borsa di studio olimpica per atleti rifugiati che ha contribuito a finanziare la sua preparazione e a maggio è stata scelta per rappresentare il team Cio dei rifugiati a Tokyo, dove, insieme ad altre 24 atlete, al Fuji International Speedway, era ai nastri di partenza della crono individuale.
"È una grande responsabilità poiché - ha raccontato alla Bbc - rappresento 82 milioni di rifugiati e tutte le donne in Afghanistan e in altri paesi nei quali c'è ancora chi pensa che non dovrebbero andare in bicicletta. Sono molto orgoglioso di rappresentare la squadra dei rifugiati e di inviare un messaggio di speranza e pace".
"E' stata la prima cronometro della mia vita perché - ha ammesso - mi sono sempre preparata per le lunghe distanze, ma all'ultimo minuto abbiamo deciso di fare la cronometro e per me" per tutti i rifugiati "è stata un'esperienza indimenticabile".