Trame e misteri dalla Transilvania
Tappeti per la preghiera musulmana nelle chiese cristiane in Romania
Chi avrebbe mai pensato di trovare in Romania tappeti ottomani del XVI secolo all’interno di chiese cristiane? Si contano oltre 380 esemplari, molti dei quali anticamente utilizzati dai musulmani per la preghiera, in perfetta sintonia e familiarità con nicchie, colonne e volte delle chiese ospitanti.
Nel XVI secolo l’attuale Romania rappresentava una zona di transito e smercio di tappeti da destinare probabilmente ai nobili di Ungheria ed Austria. In quei tempi, i tappeti erano considerati così preziosi da essere disposti sulle tavole, come ricordano anche molti celebri dipinti di Lorenzo Lotto, Giovanni Bellini, Hans Holbein, pittori da cui, tra l’altro, tali manufatti derivano il proprio nome: si parla, infatti di "tappeti Lotto", "Bellini", et cetera.
Le tesi e gli studi affrontati sull’origine di questi manufatti, in particolar modo quelli condotti da Stefano Ionescu, sono abbondanti ma purtroppo ancora lacunosi per mancanza di fonti relative alla specifica produzione di alcuni esemplari. Il fascino di questi tappeti non è stato immune neanche agli occhi di visionari imprenditori del XX secolo, come ad esempio Theodor Tuduc che, da intraprendente falsario, fece replicare fedelmente i cosiddetti tappeti Transilvani nei suoi laboratori tanto che, ancora oggi, i tappeti Tuduc vengono “straordinariamente” attribuiti a produzioni del ‘500.
Tra le più importanti collezioni di tappeti ottomani presenti in Italia non possiamo fare a meno di citare la Moshe Tabibnia Gallery dove è stata inaugurata la Mostra “Suolo Sacro, Tappeti in pittura dal XV al XIX secolo” visibile fino al 16 luglio 2016 a Milano.
Le foto sono di Edoardo Marino, studioso di storia dei tessuti e della tessitura