"Troppo uguali, troppo magre, troppo poco vestite": il governo sudcoreano bacchetta il k-pop
"Le popstar rischiano di diventare un modello negativo", ma le linee guida del governo vengono rispedite al mittente
Il Ministero per l'Eguaglianza e la famiglia sudcoreano ha pubblicato delle linee guida per i produttori di programmi televisivi lamentando un serio problema di "uniformità" tra i cantanti in voga nel Paese, riferendosi non alle qualità canore, ma estetiche con un chiaro riferimento alle band di k-pop. "Troppo uguali, troppo magre, troppo poco vestite", le stelle del pop coreano rischiano, secondo il governo, di diventare un modello negativo non solo per gli adulti, ma anche per adolescenti e bambini. Insomma allungare gli orli, non concentrarsi sul peso e sulla bellezza e scegliere, qualche volta, la diversità farebbe bene al pubblico per non alimentare fenomeni di imitazione, corse dal chirurgo e discriminazione verso chi non è come loro.
Ha fatto scalpore, nel 2017, la storia delle SixBomb, quattro giovani artiste pop, che si sono sottoposte a numerosi interventi estetici (tanto da sembrare quasi gemelle), mostrando la loro trasformazione in due video musicali: Becoming prettier (Before) e Becoming Prettier (After), nel quale addirittura danzano nella sala operatoria.
"Tutti mi seguono, sanno che sono carina", dice il testo della canzone.
La Corea del Sud è il terzo mercato al mondo per la chirurgia plastica. Oltre il 60% delle donne già a 30 anni si è rivolta a un chirurgo. E anche il mondo del k-pop è un settore che genera miliardi di dollari di profitti contribuendo in parte alla ricerca della perfezione estetica molto radicata nel Paese come testimonia anche il crescente interesse occidentale per la cosmesi sudcoreana.
Le linee guida del governo non potevano perciò passare inosservate soprattutto dopo essere state duramente criticate sui social network dal deputato Tae-keung che ha parlato di censura, definendole anticostituzionali e degne di un regime totalitario. Tra il 1960 e il 1980, la censura era parte della società sudcoreana con lo stato che controllava tutto da quello che poteva essere mostrato in televisione alla lunghezza dei capelli degli uomini. Così di post in post, la voce del web ha sentenziato che "la Corea del Sud sta facendo ciò che fanno dittature come la Cina e la Corea del Nord", costringendo il Ministero a ritirare le famose linee guida e a precisare che il governo non ha potere sui produttori. L'intento era quello di evitare che "i media, che hanno una grande influenza sulla vita delle persone, diventassero in qualche modo partecipi di violazioni dei diritti umani, promuovendo la discriminazione a loro insaputa".