L'ultimo saluto a Pietro Anastasi. Gentile: vergognoso il mancato minuto di raccoglimento in Serie A
Solamente Juventus e Inter hanno ricordato il campione d'Europa del 1968, morto di Sla venerdì scorso a 71 anni, con un minuto di raccoglimento prima delle rispettive partite. La vedova: "Pietro ha deciso di non svegliarsi più"
Applausi, sciarpe e striscioni hanno salutato il feretro di Pietro Anastasi, all'uscita dalla basilica di San Vittore a Varese, al termine del funerale dell'ex giocatore morto venerdì a 71 anni. "Sei un grande Pietro, forza Juve", lo ha salutato un tifoso, sciarpa bianconera al collo, mentre all'interno erano presenti i gonfaloni di Juventus, Inter e Figc (che lo ha ricordato anche con una corona, "azzurro per sempre"). "Quanti applausi Pietro avrà sentito nella sua carriera. Oggi ha ricevuto l'ultimo, diverso, applauso dell'amicizia del calore, ma anche della vita nuova", le parole durante il rito funebre di don Giampietro Corbetta, parroco di San Vittore. "Sul dischetto dell'ultimo rigore, non hai calciato di potenza, anche perché la malattia ha affaticato il tuo fisico, ma hai tirato spiazzando l'avversario". Ora Anastasi sarà cremato e riposerà al cimitero di Masnago.
Tanti campioni di ieri e di oggi hanno raggiunto la città che ha accolto Anastasi da ragazzino e che lo ha lanciato nel mondo del pallone. Dai compagni di squadra Bettega, Capello e Gentile, campione del mondo nel 1982 con Oriali, all’amministratore delegato dell’Inter, il varesino Beppe Marotta. Presente anche una delegazione della Juventus con Nedved e gli ex calciatori Mauro Bellugi e Giorgio Morini. Tanta gente comune ha accolto il feretro con un lungo applauso, tifosi biancorossi che ancora si emozionano ricordando i gol di quel diciottenne arrivato da Catania nel 1966 prima del suo approdo alla Juventus.
Vedova Anastasi: "Pietro ha deciso di non svegliarsi più"
Pietro Anastasi voleva andare in Svizzera e porre fine alle sue sofferenze con il suicidio assistito. "Me lo chiedeva quando era già malato, ma non sapeva ancora di avere la Sla", spiega in una intervista al Messaggero Anna Bianchi, la moglie dell'ex attaccante. "Aveva un tumore all'intestino e la Sla. E' stato operato subito per il tumore e sottoposto alla chemioterapia, riuscendo a sconfiggerlo". Spiega la moglie di 'Pietruzzu' che in accordo coi figli ha deciso di non dire al marito della Sla fino a 3 mesi fa. "L'ho guardato negli occhi e gli ho detto: Sai cos'hai? E lui mi ha risposto: Sì, ho la Sla. Ed è rimasto a lungo in silenzio". Anastasi ha proseguito la sua battaglia e la scorsa settimana ha chiesto alla moglie di accompagnarlo in un hospice di Varese. "Aveva rinunciato all'accanimento terapeutico, scrivendo su un foglio che rifiutava di essere rianimato. Ha anche rifiutato la tracheotomia alla quale gli avevano consigliato di sottoporsi".
"Quindi è arrivata una dottoressa, una persona davvero splendida, ha parlato con mio marito e gli ha prospettato la sedazione con una puntura. Si sarebbe addormentato e non si sarebbe mai più svegliato. E' andata proprio così ed è avvenuto tutto molto rapidamente -prosegue-. C'eravamo io e mio figlio. Mi faccio sedare, ci ha comunicato. 'No, aspetta', l'ho pregato. Ma aveva deciso".
Gentile: vergogna mancato raccoglimento di un minuto sui campi di Serie A
"E' vergognoso che ad Anastasi non sia stato tributato un minuto di raccoglimento su tutti i campi della Serie A. C'è grande amarezza". A dirlo è Claudio Gentile, arrivando al funerale. Solamente Juventus e Inter lo hanno ricordato con un minuto di raccoglimento prima delle rispettive partite.
Bettega: era uomo simbolo degli anni '70
"È stato il mio compagno di camera, riusciva a darmi tranquillità per affrontare una sfida dura. È stato l'uomo simbolo degli anni '70, era un mondo diverso, non paragonabile a quello di oggi. Era un grande uomo". Roberto Bettega ricorda così Anastasi, suo compagno di squadra alla Juventus e in nazionale. "Il mio gol di tacco? Il cross era di Anastasi, ricordo bene - prosegue -. Era una persona che ti incitava e ti instradava, è stato davvero importante nella mia vita, come uomo e come amico. Niente minuto di silenzio? Non sono domande da porre a me, il mio minuto di silenzio è iniziato venerdì alle 11 quando sono stato informato della sua scomparsa".
Oriali: era tutto per me
"Avevamo un grande rapporto anche fuori dal campo. Era tutto per me. Era impossibile non volergli bene. Era una Italia diversa, scherzando ho detto c'era ancora la tv in bianco e nero. Era una persona speciale, riusciva a riunire tutte le fedi calcistiche, era amato e ben voluto da tutti", ha dichiarato Lele Oriali, team manager della nazionale Italiana che con l'Inter da calciatore ha giocato negli anni '70 diverse stagioni con Anastasi