Umm e le altre, la rivoluzione delle donne beduine che passa attraverso il turismo
Un reportage di AP dall'Egitto racconta la storia delle prime quattro donne che lavorano come guide turistiche nel Sinai.
Davanti al panorama mozzafiato delle montagne nel deserto, Umm Yasser, la prima donna beduina a lavorare come guida turistica, fa una pausa per indicare una pianta locale e comincia a spiegare
come viene usata nella medicina tradizionale a un gruppo di turiste straniere. Umm Yasser sta aprendo nuovi orizzonti di emancipazione per le donne della comunità beduina della penisola del Sinai in Egitto, una comunità tradizionalmente molto conservatrice in cui le donne non lavorano quasi mai al di fuori casa, e ancor più raramente interagiscono con gli estranei. Umm Yasser è la prima delle quattro donne della comunità che lavorano come guide turistiche.
"È contro la nostra cultura, ma le donne hanno bisogno di lavorare", dice Umm, 47 anni della tribù Hamada, "La gente ci prenderà in giro, ma non mi interessa, sono una donna forte". Fanno parte del Sinai Trail, un progetto unico nel quale le tribù beduine locali si sono riunite allo scopo di sviluppare in proprio il turismo che affluisce nell'area. Fondato nel 2015, il progetto ha allestito un percorso di 550 chilometri attraverso le montagne della penisola, un viaggio di 42 giorni attraverso le terre di otto diverse tribù, ciascuna delle quali contribuisce con proprie guide. Il progetto ha avuto successo portando un certo reddito alle tribù coinvolte, che spesso si lamentavano di essere lasciate fuori dal giro del grande turismo del sud del Sinai, tra stabilimenti balneari e safari nel deserto.
Finora, tutte le guide del progetto erano uomini. Dopo anni di tentativi per coinvolgere anche le donne, quasi tutte le tribù continuavano a rifiutare le donne guida. Solo una delle tribù più piccole, più vecchie e più povere, quella degli Hamada, ha finalmente accettato l'idea. Ci sono alcune condizioni: i gruppi di turisti possono essere composti solo da donne, e i tour non possono proseguire la notte Ogni giorno prima che il sole tramonti, il gruppo ritorna nel villaggio originario degli Hamada nella Wadi Sahu, una stretta valle desertica. Gli organizzatori avvertono anche le turiste di fotografare le guide solo quando indossano un velo completo.
Umm Yasser è stata la prima a farsi avanti. Racconta di aver iniziato a fare escursioni quando era ancora una bambina e di conoscere a memoria le montagne e la valle. E' stata lei a convincere le famiglie di altre tre donne a consentire loro di lavorare come guide. La loro tribù è povera e vive in piccole case di cemento lungo la Wadi Sahu. L'elettricità dura non più di cinque ore per notte e non c'è acqua corrente. È un villaggio isolato in mezzo alle montagne del sud del Sinai, lontano dai centri turistici lungo la costa del Mar Rosso o vicino al famoso monastero di Santa Caterina. Gli uomini lasciano spesso il villaggio per trovare lavoro, sia nei resort sia nelle miniere più a sud.
"Abbiamo bisogno di soldi per aiutare a sostenere le nostre famiglie per le necessità di base," dice Umm, "Abbiamo bisogno di coperte, vestiti per i bambini, lavatrici, frigoriferi, libri per la scuola." Questo progetto è nato negli anni più difficili per il turismo nell'area quando lo Stato Islamico aveva lanciato la sua offensiva a nord e un anno dopo che un aereo passeggeri russo si era schiantato, uccidendo tutti i 224 passeggeri a bordo. La violenza tuttavia è rimasta lontano dal sud del Sinai, dove si trovano le località più popolari, ma l'industria del turismo ha faticato a riprendersi.
Le immagini di questa galleria fotografica sono state realizzate durante un recente tour guidato da Umm Yasser e da altre tre guide femminili, Umm Soliman, Aicha e Selima, attraverso l'aspro paesaggiointorno a Wadi Sahu, in cui una fotoreporter dell'Associated Press, si è unita a 16 turiste provenienti da Corea, Nuova Zelanda, Europa, Libano ed Egitto.