Un progetto di geoingegneria solare contro il riscaldamento globale
Un progetto dell'Università di Harvard studierà i rischi e i benefici delle iniezioni di aerosol nella stratosfera come sistema per contrastare il surriscaldamento globale.
Il nostro pianeta si sta surriscaldando a una velocità senza precedenti, e la sola riduzione delle emissioni dei gas serra potrebbe non essere sufficiente a risolvere il problema.
Una soluzione drastica arriva dalla scuola di Ingegneria e Scienze Applicate "John A. Paulson" dell'Università di Harvard (SEAS) attraverso un progetto di "geoingegneria solare".
Il progetto, dal costo stimato di 20 milioni di dollari, mira a stabilire se sia possibile simulare artificialmente e in sicurezza il raffreddamento atmosferico generato dalle eruzioni vulcaniche.
L'idea è quella di iniettare nella stratosfera particelle di solfati in grado di riflettere una parte della luce solare. Questa pratica comporta, però, alcuni rischi noti, il più grave dei quali è la dispersione nell'atmosfera di acido solfidrico, dannoso per lo strato di Ozono che protegge il nostro pianeta dalla luce ultravioletta del Sole.
In una recente pubblicazione, i ricercatori del SEAS sostengono di aver individuato una tipologia di aerosol che potrebbe essere in grado di raffreddare il pianeta senza danneggiare lo strato di Ozono. "Questa ricerca - riferisce David Keith, professore di Fisica Applicata al Seas e co-autore della pubblicazione - rappresenta un punto di svolta e un passo importante nell'analisi e riduzione dei rischi della geoingegneria solare".
Secondo quanto riferisce il "Guardian" gli scienziati sperano di portare a termine due esperimenti su piccola scala entro il 2022, il primo con acqua e il secondo con carbonato di calcio. Test futuri potrebbero prevedere l'utilizzo di ossido di alluminio o addirittura di diamanti.
Janos Pasztor, già segretario di Ban Ki-moon per i cambiamenti climatici, ora alla guida dell'iniziativa governativa di geoingegneria (Carnegie Climate Geoengineering Governance Initiative), assicura che gli scienziati di Harward disperderebbero solo una minima quantità di composti durante i loro test, sotto lo stretto controllo dell'università.
Questo approccio, tuttavia, non affronta le cause del problema.
Secondo Frank Keutsch, professore di scienze atmosferiche di Harvard, "la geoingegneria è come prendere antidolorifici: quando si sta davvero male possono aiutare, ma non affrontano la causa di una malattia e possono causare più male che bene".