Una mostra dedicata a Mary Quant, "madre" della minigonna e icona della Swinging London
Dal 6 aprile al 16 febbraio 2020 al V&A Museum di Londra
Erano i favolosi anni della Swinging London quando Mary Quant rivoluzionò la moda con la sua linea di abiti eleganti ma confortevoli e, soprattutto, con il suo capo più popolare: la minigonna. Alla sua stilista più geniale Londra dedica una mostra al Victoria & Albert Museum. In esposizione i vestiti e gli accessori che segnarono profondamente gli anni '60 e che trasformarono la designer, con la sua famosa frangetta scolpita da Vidal Sassoon, in un'icona di stile.
Nata nel 1934, Mary Quant debuttò, con l'uomo che sarebbe diventato suo marito, aprendo nel 1955 la sua prima boutique, Bazaar, nel quartiere di Chelsea, all'epoca in pieno fermento. Il negozio e il ristorante, che si trovava nello scantinato, ben presto diventarono il punto di incontro di giovani e artisti, da Brigitte Bardot a Audrey Hepburn, dai Beatles ai Rolling Stones. Nel 1963 in vetrina spuntò la prima minigonna, resa poi celebre dalla modella Twiggy. "I signori col cappello sbirciavano dietro ai vetri dicendo 'disgustoso', 'immorale' alla vista delle gonne corte, ma le signore affollavano il negozio", scrisse Mary Quant nella sua autobiografia.
Forte del successo, la stilista fondò il "Ginger Group" per esportare i suoi prodotti negli USA, lanciò una linea di cosmetici nel 1966 e una collezione di calzature nel 1967. Nel 1966, fu insignita dalla regina Elisabetta dell'onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica, che l'anno prima era stato dato ai suoi idoli: i Beatles. Lo scrittore Bernard Levin la definì "la sacerdotessa della moda degli anni Sessanta".
Caratterizzavano il suo stile le forme geometriche, i pois, i colori a contrasto e l'uso di nuovi materiali come il pvc, elementi irrinunciabili in una moda che doveva essere ludica, senza snobismi, con richiami volutamente adolescenziali e perfetta, scrisse Mary Quant, "per i caffè e i jazz bar".
"Le sue creazioni erano pensate per essere comode e confortevoli per donne che lavoravano sempre di più", spiega Jenny Lister, organizzatrice della mostra, "sono un chiaro esempio di come la moda possa riflettere i cambiamenti della società e persino, in un certo senso, provocarli".
Fanno parte dell'esposizione, aperta dal 6 aprile al 16 febbraio 2020, un centinaio di capi di cui 35 sono stati donati da donne che li hanno indossati. Come l'impermeabile in plastica rosso, datato 1966 e sfruttato da due generazioni di ragazze della famiglia St. Vincent e l'abito da cocktail corto viola che ha accompagnato Nicky Hessenberg alle sue prime serate da "adulta".