Videogiochi, l'industria italiana fa sul serio
Chi sono i Game developer italiani? Qual è il fatturato del settore dei videogiochi in Italia? Si è parlato di questi argomenti al Games Industry Day di Roma, con la presentazione del terzo censimento sul settore. Il servizio di Celia Guimaraes
Il terzo censimento sui Game developer italiani è uno studio periodico di profilo economico - sociale che rileva lo stato dell’industria di sviluppo di videogiochi in Italia, un settore che sta attraversando una fase di grande fermento. Presentato a Roma, in occasione del Games Industry Day è stato commissionato da Aesvi - l’associazione di categoria – ad un gruppo di lavoro dell’Università degli Studi di Milano, con l’obiettivo di monitorare lo stato dell’industria dei videogiochi in Italia rispetto alle indagini precedenti, la prima compiuta nel 2011 e la seconda nel 2014. Al questionario, indirizzato a persone con responsabilità gestionali all’interno delle imprese e a liberi professionisti, hanno risposto oltre 120 studi di sviluppo di videogiochi da tutta Italia. "In totale il fatturato si aggira attorno ai 50 milioni di euro", ha detto Paolo Chisari, presidente di Aesvi. "I numeri sono positivi, ma ancora di più le prospettive sono ottimistiche: questo fatturato può crescere ancora di cinque volte tanto".
Imprese giovani, il 60% ha meno di tre anni di vita, come giovani sono gli sviluppatori, di età intorno ai trent'anni. Tra sviluppatori di videogiochi è una gara per restare al passo con l'innovazione tecnologica. E se grandi case mettono Valentino Rossi in pista, piccoli produttori abbracciano con decisione la realtà aumentata e gli occhiali per esperienze sensoriali, con un salto nel passato per ritrovare Bologna com'era nel medioevo, visitare mondi immaginari totalmente verosimili ricreati da uno sviluppatore laureato in archeologia. La produzione italiana è destinata al pubblico di consumatori ma punta all'Europa, dove opera il 93% delle imprese. C'è invece una nicchia in crescita, quella per finalità di formazione, come il gioco pensato per bambini con difficoltà di apprendimento. E anche di Minecraft, videogioco da cento milioni di utenti nel mondo, c'è una versione per la scuola, con l'obiettivo di introdurre i ragazzi al coding.
La maggioranza degli studi di sviluppo di videogiochi che operano in Italia sono costituiti sotto forma di società di capitali (55%). Il settore è composto tuttavia anche da una percentuale significativa di liberi professionisti (40%). Oltre il 20% degli studi sono iscritti nel registro delle start up innovative.