Vent'anni fa il computer batteva per la prima volta l'uomo: l'ascesa dell'intelligenza artificiale
Da HAL 9000 a Matrix, il futuro dei computer 'intelligenti' non è mai stato immaginato molto benevolo per l'umanità. E da quando Deep Blue ha sconfitto a scacchi l'imbattibile Kasparov il futuro è sempre più vicino
In principio fu HAL, l’inquietante elaboratore della serie 9000, celebre per non aver mai commesso errori, che però in “2001: Odissea nello spazio” un errore lo commette, e si rivelerà esiziale. In realtà la storia dell’intelligenza artificiale (espressione coniata nel 1956 dall’informatico John McCarthy) comincia molto prima del film capolavoro di Kubrick, che è del 1968.
Quello che è considerato il primo computer automatico e programmabile, più veloce dei precedenti e in grado di eseguire calcoli più complicati, è lo Z3, presentato a Berlino il 12 maggio del 1941 dall’ingegnere tedesco Konrad Zuse (1910-1995). C’era la guerra, e l’invenzione passò quasi inosservata.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, cioè la progettazione di hardware e software in grado di dare ad un elaboratore elettronico la capacità di riprodurre parzialmente l’attività intellettuale dell’uomo, era cominciata anche prima e proseguirà per tutto il secolo. Cinema e letteratura si cimentano nel raccontarla, immaginando futuri quasi sempre foschi. Ma c’è una data precisa in cui, simbolicamente, il computer ‘intelligente’ entra in maniera concreta nella nostra vita: sono vent’anni fa da oggi.
L’11 maggio del 1997, infatti, il super computer Deep Blue dell'Ibm batteva in sole 19 mosse il più grande scacchista del mondo, Garry Kasparov, chiudendo in maniera sorprendente l'ultima di sei partite in un torneo combattutissimo, giocato proprio per offrire alla macchina la possibilità di prendersi la rivincita dopo la sconfitta subita per un soffio da Kasparov appena un anno prima. Per non ripetere gli stessi errori al tavolo di gioco, i programmatori dell'Ibm avevano potenziato il cervellone di Deep Blue rendendolo capace di analizzare ben 200 milioni di mosse al secondo. Da allora l'intelligenza artificiale ha continuato a correre, avvicinandosi sempre più alle ‘previsioni’ di scrittori e visionari informatici. Nel 2008, a Las Vegas, il computer Polaris sviluppato all'università canadese di Alberta ha sfidato sei campioni di pocker, ottenendo tre vittorie, due sconfitte e un pareggio: un traguardo importante considerato il gioco decisamente meno 'rigido' rispetto agli scacchi, che contempla anche la possibilità di bluff. Nel 2016 un'altra vittoria sull'uomo l'ha ottenuta il programma AlphaGo, sviluppato da Google DeepMind, che nella dama cinese Go ha sconfitto il campione europeo per 5 a 0. Il 2017 si è invece aperto con i sistemi Libratus (della Carnegie Mellon University) e DeepStack (sviluppato tra Canada e Repubblica Ceca) che hanno sbancato al Texas Hold'em, la variante più complessa del poker che prevede migliaia di possibili decisioni. Un risultato, quest’ultimo, che ha conquistato anche la copertina dell'ultimo numero di Science.
Il computer quindi (un certo tipo di computer almeno) batte ormai stabilmente l’uomo. Certo, siamo serenamente e assolutamente lontani da scenari in cui le macchine prendono il controllo del mondo sterminando il genere umano, come in 'Terminator' o nell'imprescindibile 'Matrix'. Ma se riflettiamo sul fatto che ormai parliamo col nostro telefono e che gli assistenti vocali - come quelli di Apple, Google, Windows e Amazon – sono il futuro del nostro modo di interagire con la tecnologia, beh…se non proprio un brivido, almeno un lieve pizzicore potrebbe percorrerci la schiena.