Cinquant'anni fa moriva Giuseppe Ungaretti, indagatore dell'uomo, innovatore della poesia
Tra le trincee del Carso scrisse i due celebri versi di Mattina, ''Mi illumino d'immenso'', e le sofferte poesie raccolte ne ''Il porto sepolto'', considerato il "seme" dell'ermetismo
Il primo giugno 1970 moriva Giuseppe Ungaretti, uno dei poeti più grandi del '900 e della storia letteraria italiana. Fu un innovatore del linguaggio poetico con le sue liriche fulminanti di grande intensità emotiva in cui confluirono anche le sue esperienze al fronte durante la Prima Guerra Mondiale. Tra le trincee del Carso scrisse i due celebri versi di Mattina, ''mi illumino / d'immenso'', e le sofferte poesie raccolte in ''Il porto sepolto'', considerato il "seme" dell'ermetismo, e poi, nel 1919, in ''Allegria di naufragi''.
Giuseppe Ungaretti, nato nel 1888 da genitori lucchesi ad Alessandria d'Egitto, si formò parlando di letteratura alla Baracco Rossa di Enrico Pea, luogo d'incontro di socialisti e anarchici. Durante il soggiorno parigino, nel 1912, nel salotto dello scrittore Elémir Bourges, incontrò Marcel Proust ma soprattutto intrecciò un'amicizia con Gaullaume Apollinaire, il poeta dei Calligrammi, che abitava al Boulevard Saint – Germain , sopra il Cafè de Flore, suo regno, dove ogni sera si riunivano artisti e intellettuali e dove entrò in contatto con le novità culturali europee.
Diceva Ungaretti che per lui scrivere "era necessario": scriveva sulla circolare che lo portava all'Università, scriveva durante il suo soggiorno parigino del 1912, scriveva al fronte sugli involucri delle pallottole con negli occhi i volti massacrati dei compagni, credendo fermamente in quel potere salvifico della poesia per salvarsi dall' ''universale naufragio''.
Nel secondo dopoguerra l'aria era ormai cambiata: cultura e poesia inizirono a confrontarsi con la storia, il quotidiano e a virare verso la prosa. Il riferimento principe diventò Eugenio Montale, che nel 1965 fu insignito del Nobel. Ungaretti due anni dopo fu nominato senatore a vita e scrivendo sarcastico a un amico commentò lo smacco subito: ''Montale senatore e Ungaretti fa l'amore''. Dopo la morte della moglie Jeanne, nel 1958, negli ultimi anni della sua vita, il poeta incontrò la brasiliana Bruna Bianco, più giovane di 52 anni e, agli amici che un po' lo prendevano in giro, rispondeva sornione ''Non capite perché siete privi di fantasia anche in quello''.
''Il taccuino del vecchio'' del 1960 è la sua ultima raccolta. Mentre sono tante le edizioni complete della sua opera sino all'uscita, nel 1969, del Meridiano Mondadori, curato da Leone Piccioni, che a oggi ha di gran lunga superato la vendita delle centomila copie. Anche senza Nobel, Ungaretti è stato ed è il poeta più amato dagli studenti di ieri, che lo conoscevano anche nella versione televisiva di commentatore dell'Odissea a introduzione dello sceneggiato, e di oggi per la sua capacità di parlare di sentimenti profondi. I suoi manoscritti, appunti, epistolari e documenti sono oggi raccolti nel fondo Giuseppe Ungaretti,conservato presso l'Archivio contemporaneo "Alessandro Bonsanti"del Gabinetto Vieusseux a Firenze.
Intervista a Giuseppe Ungaretti: "Leopardi e Mallarmè all'origine della mia poesia"
La Rai per Ungaretti
Su RaiPlay è disponibile lo speciale Ungaretti, vita di un poeta, in cui si racconta alle telecamere Rai. Rai Teche omaggia il grande scrittore con una raccolta delle sue apparizioni in TV , dalle interviste alle letture, introdotta da un filmato originale realizzato da Rai Teche per RaiPlay nel quale si inquadra l’opera del poeta e la sua forza espressiva, anche grazie alle letture, principalmente di lettere d’amore, dell’attrice Iaia Forte. Giuseppe Ungaretti aveva una straordinaria capacità di raccontare con chiarezza la poesia e di leggerla con una tensione drammaturgica fuori dal comune, e questo lo ha reso non soltanto un poeta studiato in ogni sede critica e accademica, ma anche un poeta molto amato dal pubblico, che seguiva con grande partecipazione le sue apparizioni televisive.