25 anni fa nasceva la pecora Dolly, il primo animale clonato
Era il 5 luglio del 1996. Tra le polemiche, si aprì la via alla ricerca sulle staminali
Il 5 luglio del 1996 nei laboratori dell'Istituto Roslin vicino a Edimburgo in Scozia nasceva la pecora Dolly, primo esemplare di animale domestico clonato al mondo. L'annuncio fu dato solo nel febbraio dell'anno successivo dalle colonne della rivista scientifica 'Nature' in un articolo firmato dal team di scienziati coordinato da Ian Wilmut e Keith Campbell. E' il successo finale che corona una lunga storia di tentativi e esperimenti iniziati alla metà del 900.
Le fu dato questo nome in onore di Dolly Parton, attrice e cantante celebre anche per le sue forme: il materiale biologico utilizzato per realizzare la clonazione fu infatti prelevato dalle mammelle di una pecora adulta.
In pratica, da una pecora di razza Finn Dorse era stata prelevata una cellula dalla ghiandola mammaria e il suo nucleo era stato trasferito nell'ovulo di una pecora di razza Scottish Blackface, privato del nucleo. L'embrione così ottenuto era stato trasferito nell'utero di una terza pecora. Prima di arrivare a Dolly erano state trasferite ben 277 cellule somatiche in altrettanti ovociti e solo in 29 casi si erano ottenuti degli embrioni, trasferiti nell'utero di 13 pecore, con un solo successo.
Dolly ebbe una vita segnata da diversi problemi di salute e un invecchiamento precoce. Il 14 febbraio del 2003, per le complicazioni di una infezione polmonare i veterinari del Roslin le praticarono una iniezione letale.
La sua storia segnò l'inizio di una rivoluzione scientifica perché per la prima volta si dimostrava che lo sviluppo di una cellula non è irreversibile: una cellula ormai adulta e specializzata può "tornare indietro nel tempo" e regredire fino a tornare bambina, ossia indifferenziata e capace di svilupparsi in nuove direzioni, dando origine a un embrione o a cellule di tessuti diversi. Dolly ha aperto una strada promettente e controversa alla ricerca scientifica in ambito biologico ed è stata seguita da un piccolo zoo di cosiddetti "animali fotocopia" tra cui gli "italiani" Galileo e Prometea, un toro e una cavalla nati nel laboratorio del Professor Cesare Galli.
"Immagino fabbriche di organi", disse all'epoca il premio Nobel Renato Dulbecco, che guardava a un futuro che si sta realizzando solo adesso, con la possibilità di coltivare in laboratorio organi in miniatura per studiare malattie e sperimentare farmaci.
All'epoca però a colpire la fantasia popolare fu soprattutto la "clonazione". Oggi le cose sono cambiate, le fantasie sulla clonazione sono rimaste tali, mentre è ormai chiaro che la ricerca sulle cellule staminali è andata avanti a grandi passi, aprendo le porte alla medicina rigenerativa.