Quarant'anni senza Piero Ciampi, il "più poeta di tutti" i cantautori
Disse Fabrizio De André: "Morto Piero Ciampi non ci sarà mai un altro poeta alla sua altezza"
Il 19 gennaio 1980 se ne andava Piero Ciampi, irriverente, provocatorio, caustico, contemporaneo cantautore livornese.
Negli anni Cinquanta scriveva poesie nei bar di Parigi: lo chiamavano Litaliano e con questo nome uscì il suo disco d'esordio nel 1961. Per Nada, firmò i testi di “Ho scoperto che esisto anch’io". Ispirò Gino Paoli per cui era "il più poeta di tutti, l’artista vero". Lo propose alla RCA ma fu una sottoetichetta a pubblicare i suoi album più belli: “Piero Ciampi” (1971) e “Io e te abbiamo perso la bussola” (1973), entrambi scritti con il musicista Gianni Marchetti. Aznavour lo volle in Rai a Senza Rete, ma il "successo di pubblico" non arrivò neanche dopo il recital Piero Ciampi, no!. Troppo ubriaco, litigioso, come quando a Firenze lasciò il palco a metà canzone. O come quando nel 1976 al Premio Tenco rifiutò le telecamere ed entrò in scena barcollando e in ritardo.
Cantava i disperati "sul porto di Livorno" il "vino", i "miserabili ("te lo faccio vedere io chi sono"), gli amori laceranti ("Tu no"), la rabbia (“Sono quarant’anni che ti voglio dire…ma vaffanculo"). Fabrizio De André confidò all’amica Nanda Pivano: "Sono debitore in particolare a Piero Ciampi". Oggi, a quarant'anni dalla sua morte, Cristiano de André riceverà il Premio Speciale della Giuria al Piero Ciampi, la rassegna dedicata alla memoria del cantautore livornese giunta alla sua 25esima edizione.
Tu no, da Senza Rete