Le startup della musica che sfidano la Siae
Di Celia Guimaraes
Quanto è cambiata la musica in poco tempo? Dai vinili allo streaming ci sono voluti circa trent'anni. Ma le questioni formali, legate a licenze e copyright, non seguono i nuovi tempi. Alcuni giovani italiani con base a Londra hanno deciso di sfidare il monopolio Siae nel mondo della musica. Nata come startup nel 2011, oggi ha nelle sue file cantanti del calibro di Fedez e Gigi D'Alessio. Soundreef Ltd, costituita nel Regno Unito, oggi è interamente controllata dalla società Soundreef SpA.
Contro il monopolio
Fondatore è Davide D'Atri (che abbiamo intervistato nella rubrica Economia), esperto in gestione e ripartizione dei proventi derivanti da opere musicali. Soundreef nel 2014 ha ricevuto la legittimazione del Tribunale di Milano a far concorrenza al monopolio della Siae nell'industria musicale.
Possono iscriversi gratuitamente autori, editori e etichette discografiche. Opera in 22 Paesi con un fatturato che supera i 2 miliardi di euro. La maggior parte degli artisti che usa Soundreef è statunitense perché è penalizzata dalla regole europee, spiega uno dei fondatori. Ma adesso, dopo Fedez e Gigi D'Alessio, altri big aderiscono alla novità.
Petizioni e lettere
Un'altra stratup, Patamu, nata e con sede in Italia, offre tra i suoi servizi l’intermediazione del diritto d’autore, proponendosi come alternativa alla Siae. Patamu si è fatta promotrice di diverse iniziative, tra cui una petizione su change.org, una lettera aperta al ministro dei Beni culturali e turismo e un esposto all’Authority per la concorrenza.
La direttiva Barnier
Sia Patamu che Soundreef hanno deciso fare intermediazione, basandosi sulle direttive europee, in particolare con quanto previsto dalla direttiva 2014/26/UE, la cosiddetta Barnier, adottata il 9 aprile del 2014 e, a partire dal 10 aprile scorso, applicabile in tutti gli Stati membri.
L'Unione europea cerca cogliere le opportunità per cittadini e imprese attraverso la creazione di un mercato unico digitale, che vuole regole uniche anche per quanto riguarda i diritti d'autore. Si tratta di una delle priorità della Commissione, che potrebbe generare oltre 340 miliardi di euro di crescita economica e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.