BlaBlaCar: la nostra forza è la community, dice il fondatore della piattaforma di carpooling
La piattaforma di carpooling più nota al mondo compie dieci anni. In questa intervista il cofondatore Nicolas Brusson spiega il successo della formula che mette insieme guidatori e passeggeri per condividere percorso, spese di benzina e pedaggio. Di Celia Guimaraes
BlaBlaCar è uno degli esempi più riusciti della sharing economy e uno dei più copiati al mondo. La piattaforma di carpooling mette in contatto automobilisti e passeggeri per condividere tragitto, spese di benzina e pedaggio. Nata in Francia dieci anni fa come startup, ora è un'azienda valutata un miliardo e mezzo di euro che dà lavoro a 550 persone in 22 Paesi. In Italia viene usata soprattutto a Roma e Milano, dove 40 mila persone condividono percorsi di circa 300 km nei fine settimana. I viaggiatori italiani della community di BlaBlaCar hanno un’età media di 31 anni e nel 35% dei casi si tratta di impiegati; nel 20% di lavoratori con un ruolo manageriale intermedio; e nel 15% di membri dell'Esercito o delle Forze dell'Ordine. Si tratta per la maggior parte di pendolari settimanali che il venerdì lasciano la città in cui lavorano o studiano per trascorrere il fine settimana a casa, dai propri affetti. Rispetto al 2015, per quest'anno si prevede un aumento complessivo delle offerte di passaggio del +32% nelle tratte tra Milano e il Veneto; del +31% tra Milano e Genova; e del +24% sulla tratta Roma-Bari.
Secondo il cofondatore Nicolas Brusson, che abbiamo incontrato al Web Summit di Lisbona, il mercato italiano si presenta più o meno in linea con quello europeo. La mobilità del futuro, secondo Brusson, sarà un mix tra varie possibilità. E per questo la piattaforma vorrebbe, in futuro, andare nella direzione di un utilizzo per tragitti più brevi e integrati con i sistemi di trasporto pubblico.
La forza di Blablacar, comunque è nella community: 35 milioni di utenti in tutto il mondo e viaggi per 12 milioni di persone ogni trimestre. Brusson sottolinea l'importanza della community: "È quello che siamo: non abbiamo automobili, guidatori o contractor. Tutto si basa sulla community e sulla fiducia che si crea tra i suoi membri". La community deve avere una base ampia di partecipazione fondamentale per il funzionamento del carpooling - e molto attiva perché sia assicurato un bacino di utenza della domanda e dell'offerta. Il 'controllo' su guidatori e passeggeri parte dal basso e sono le valutazioni a mettere in evidenza pregi degli uni e degli altri e a stigmatizzare i comportamenti impropri.
Ora sono le case automobilistiche tradizionali a voler creare una community di utenti come quella BlablaCar, grazie alle connected car. E in televisione il carpooling è diventato un reality show, si chiama AhAhCar.