#CheHashtagchefa - Polizia e intelligence Usa accusati di controllare email e social
Che Hashtag Che Fa, il viaggio di Rainews24 sul web e sui social network con Paolo Cappelli
A Baltimora la protesta scatenata dalla violenza della polizia sui neri è stata anche violenta. Nel movimento black lives matter i social media hanno giocato e giocano un ruolo importante. Ma cosa succede se è la polizia a usarli per organizzarsi nella gestione dell'ordine pubblico, a Baltimora come a Ferguson? L'American Civil Liberties Union, una Ong che si batte per i diritti civili negli Stati Uniti, ha rivelato che Twitter, Facebook e Instagram hanno fornito dati, con l'indicazione di luoghi, foto e post pubblicati dagli utenti a Geofedia, una società di Chicago che - lo vediamo - analizza i big data dei social network per profilare le abitudini e attitudini di consumo e poi vende queste informazioni alle grandi aziende. Ma questa volta a beneficiarne è stata la polizia. Il rischio di una società di sorvegliati accompagna da tempo il successo delle piattaforme social. Geofedia ha subito precisato di aver rispettato la legge, che nessuno è stato schedato o ha subito una discriminazione razziale o politica. Twitter ha bloccato l'accesso di Geofedia ai suoi dati, Facebook ha parlato di uso improprio. Ma il problema resta ed è enorme, perché i social media vivono di condivisione, apertura, fiducia. E qui invece si tratta di monitoraggio, scansione, sorveglianza. E anche la corrispondenza non è al riparo da sorprese: Yahoo! è stata accusata di aver girato milioni di email dei propri utenti all'intelligence americana. Jacob Silverman ha scritto un libro 'Condizioni d'uso' proprio sui social media e le minacce alla privacy. Sentiamolo in un'intervista alla PBS