Qualche problema con ASL coi conti da ripianare, ma in generale la sanità toscana lascia soddisfatti i residenti, ed è quella con più servizi sul territorio.
Anche qualcuno che lascia basiti i più rigorosi assertori della medicina ufficiale: il servizio sanitario regionale riconosce l’agopuntura, ci sono ambulatori che praticano pressoterapia e omeopatia.
Chissà che fine faranno, quando entrerà in vigore il decreto appropriatezza del Governo: 208 prestazioni sotto osservazione, a causa della medicina difensiva. Uno spreco di una decina di miliardi di euro ogni anno, in analisi, diagnostica e visite specialistiche di cui si potrebbe fare a meno, ma che vengono prescritte dai medici per mettersi le spalle al sicuro, se la malato dovesse accadere qualcosa, e a questi per sedare l’ansia di star bene, come quasi sempre certificano quegli esami superflui.
Stesso discorso per i farmaci: anche grazie al protocollo firmato con l’ANAC, l’autorità anticorruzione, il ministero potrà verificare se alcune marche verranno prescritte più di altre, e scatteranno controlli.
Sui farmaci si gioca molta parte del futuro del sistema sanitario nazionale: per adesso incidono per meno di un quarto sulla spesa complessiva, ma in un futuro che è già qui le cose cambieranno: da sostanze sempre più efficaci, personalizzate per forme tumorali ai nuovi farmaci biologici contro il colesterolo o le malattie neurodegenerative, tutto quello che Big Pharma sta sfornando è sempre più portentoso, sempre più caro. Un esempio il farmaco che ha rivoluzionato la terapia contro l’epatite C: funziona alla perfezione, in più del 92% dei casi eradica il virus e il malato guarisce. Ma costa 35mila euro a malato, ed il sistema sanitario rischia di saltare, di non poter più permettersi di mantenere tutto il resto, dai medici agli ospedali.
Per questo è sempre più essenziale che sia il settore pubblico ad impegnarsi nella ricerca, come stanno facendo a Firenze, sui derivati della marijuana a scopi analgesici. Ce ne parla Alessandra Parrini in questo servizio.