L'Istituto per le opere di religione chiude il 2020 con un utile netto di 36,4 milioni
L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) rende noto il bilancio per il nono anno consecutivo
L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) pubblica il bilancio all’interno del Rapporto Annuale evidenziando i dati finanziari chiave del 2020: 5 miliardi di euro la raccolta dai clienti, di cui 3,3 miliardi relativi al risparmio gestito e alla custodia titoli; 36,4 milioni l'utile netto, risultato del processo di investimento risk-based e coerente con l'etica cattolica applicato alla gestione dei propri attivi; 645,9 milioni il patrimonio al 31 dicembre 2020 al netto della distribuzione degli utili e considerando la destinazione a riserva patrimoniale decisa dalla Commissione Cardinalizia. Il TIER 1 ratio (Le risorse primarie a garanzia dei prestiti, ndr) si attesta al 39,7%.
L'utile registrato nel 2020 dall'istituto per le opere di religione, a 36.4 milioni di euro contro i 38 dell'anno precedente, "è un risultato importante soprattutto se si considerano i rendimenti bassi che ormai stanno caratterizzando i mercati finanziari. Non si dimentichi la forte volatilità causata dalla pandemia", sottolinea il presidente della commissione cardinalizia Santos Abril y Castelló.
Il bilancio 2020 è stato approvato all'unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dell'Istituto opere religiose, Ior. "In linea con le indicazioni di Sua Santità Papa Francesco, la Commissione Cardinalizia ha deliberato la distribuzione degli utili, devolvendone il 75% al Santo Padre o a specifici enti e destinando il restante 25% a incremento del patrimonio in linea con il continuo sviluppo dell'Istituto e con la missione di servizio alla Chiesa Cattolica nel lungo periodo".
L'Intervista al Presidente Franssu
"Siamo un istituto perfettamente in linea con gli standard internazionali. La nostra missione affidata dal Papa è stata portata a compimento. Ora dobbiamo consolidare e rafforzare questo posizionamento, sempre nel solco di servire la Chiesa. È tempo che anche la percezione esterna si adegui a quella che è la realtà dello Ior che non ha nulla a che vedere con il passato, nelle persone, nelle procedure, nei progetti e nei riconoscimenti continui in ambito internazionale. Lo Ior del passato non esiste più né vi sono le condizioni per un ritorno al passato", ha dichiarato al 'Sole 24-ore' Jean-Baptiste de Franssu, 57 anni, economista e banchiere francese, presidente dello Ior dal 2014, anno di avvio della riforma delle finanze vaticane voluta da Papa Francesco.
Sulla promozione ottenuta dallo Ior da Moneyval, l'organismo del Consiglio d'Europa che vigila sull'antiriciclaggio e il finanziamento al terrorismo il presidente aggiunge: "È il riconoscimento di un percorso lungo, complesso, articolato, che ha avuto molti passaggi. Possiamo dire che è il tratto finale di un tragitto che ha portato lo Ior nel 'top tier' delle altri istituzionali finanziarie mondiali. Siamo molto più piccoli, ma serviamo la Chiesa e il Papa, la nostra reputazione è la prima cosa. I passaggi fondamentali che hanno cambiato lo Ior sono molti e chiari: nel 2015 accordo con gli Usa su fisco e antiriciclaggio, nel 2016 accordo con Banca d'Italia sulla vigilanza e scambio di informazioni e quindi l'ingresso nella 'white list', poi il varo del nuovo statuto Ior". La svolta definitiva è arrivata con l'ottenimento del cosiddetto 'Vatican Iban', il presidente dello Ior spiega che '"l'ingresso nel 2019 nel circuito Sepa è stato fondamentale, è stata la prima conferma dell'enorme lavoro fatto, per lo più in silenzio e senza annunci".