Moda. 64 anni all'insegna dello stile per Donatella Versace: "Sono una che è caduta e si è rialzata"
Nel 1988, i fratelli Gianni e Santo, le affidano la direzione del marchio Versus, linea giovanile di Versace. Dopo tanti anni alla guida della Maison - ora nelle mani della Capri Holdings - ha segnato tanti successi. Nella sua vita però non sono mancati i momenti difficili
Era il 1988 quando a Donatella, la sorella minore di Gianni e Santo, venne affidata la direzione del marchio Versus, linea giovanile di Versace, una delle griffe più rinomate del panorama della moda italiana e internazionale. Sono trascorsi ben 31 anni. E oggi - all'età di 64 anni (è nata il 2 maggio del 1955 a Reggio Calabria) - Donatella traccia un primo bilancio della sua vita: "Sono una che è caduta e si è rialzata. Poi è caduta di nuovo e ancora si è rialzata. E ha continuato a camminare". Di ostacoli Donatella nel lavoro ne ha dovuti superare molti e racconta: "Ho trovato un muro davanti, all’inizio. L’atteggiamento tipico era: lasciatela parlare. Pensavo: questi businessman hanno studiato cose che io, che ho sempre fatto schifo in matematica, non so. Però non mi sono mai davvero spaventata. Se sono convinta di una cosa la ripeto all’infinito, fino a quando mi ascoltano. E così ho fatto". Poi aggiunge: "La mia voce e la mia resistenza l’avevo allenata con Gianni, che mi chiedeva un parere su tutto anche se raramente eravamo d’accordo. Ma mi ha anche insegnato molto sui rapporti tra i sessi: lui le donne le amava e le rispettava. E diceva che siamo più intelligenti dei maschi".
La morte del fratello Gianni (avvenuta a Miami il 15 luglio 1997 per mano di Andreaw Cunanan, un gigolò californiano) ha segnato profondamente la vita di Donatella: "Era la fine di tutto - ricorda - della nostra famiglia, della nostra impresa, dei nostri affetti, della nostra passione che ci rendeva felici. Eravamo tutti perduti". Poi decise di onorare la memoria di Gianni occupandosi delle creazioni del marchio di alta moda, insieme alla nipote Allegra, che rimase sotto shock per tanto tempo dopo l'assassinio dello zio. "Restano le ferite" confessa. I primi tempi dopo la sua morte la stilista ricorda di essere stata vittima di un incubo ricorrente: "Nel sogno compare sempre Gianni che mi grida 'Donatella, che cosa sono questi vestiti orribili? Dovrebbero essere firmati Versace? Come hai potuto dimenticare tutto ciò che ti ho insegnato?'. Poi prende gli abiti e li butta via. Grazie a Dio ormai faccio raramente quest'incubo".
La perdita di Gianni l'ha fatta vacillare. E così per 18 anni è stata schiava della droga. Un periodo buio, triste della sua vita che però non nasconde. Anzi ne ha parlato in più interviste: "La droga mi ha impedito di vedere quante cose brutte ci fossero attorno al business della moda. La dipendenza ha lo stesso effetto su tutti. Peggio delle crisi di astinenza è lo choc che si vive quando si torna nella realtà". Dal tunnel, la stilista, ne è uscita grazie ad un suo grande amico, il cantante Elton John. E ricorda come il percorso di riabilitazione è iniziato proprio grazie a lui: "Un giorno mi fece trovare un jet privato diretto verso un centro di disintossicazione in Arizona". La Versace rimase lì per 5 settimane: "Non mi sono mai più guardata indietro e non ci sono ricaduta. È stata una parte della mia vita che non mi è nemmeno piaciuta così tanto: era divertente all’inizio, poi è stata solo tristezza e infelicità".
Sulla vendita dell'azienda infine Donatella spiega: "Quello che è successo io non l’ho cercato, né volevo farlo. Poi ho incontrato John D. Idol, il chairman della nuova società che si chiama Capri Holdings (di cui fanno parte Versace, Michael Kors e Jimmy Choo) e l’ho trovato talmente intelligente, visionario e veloce – forse quanto me – che mi ha convinta. Il motivo per cui abbiamo venduto è che Versace deve rimanere Versace anche dopo di me: ne ha il diritto, per quello che ha fatto Gianni".