Addio a Mario Corso, il 'mancino di Dio' della Grande Inter. Moratti: "Lo voleva Pelè"
Ricoverato da giorni in ospedale, avrebbe compiuto 79 anni il prossimo 25 agosto
Se n'è andato a 78 anni Mario Corso, per tutti Mariolino, mancino di grandissima classe protagonista della 'Grande Inter' di Helenio Herrera che ha caratterizzato gli anni Sessanta con i suoi successi in Italia, in Europa e in Sudamerica. Di quello squadrone di campioni, l'attaccante, nato a Verona il 25 agosto 1941, era il più dotato tecnicamente al punto da essere definito il "mancino di Dio", come lo aveva ribattezzato il ct di Israele dopo il match contro l'Italia del 1961.
Di lui e della sua importanza nel calcio e nella storia dell'Inter traccia un profilo lo stesso club nerazzurro in cui sottolinea che "ci sono delle persone destinate a rimanere nella leggenda, campioni eterni e talenti unici di cui e' impossibile non innamorarsi. Mario Corso è stato questo e lo sarà per sempre, perché nella storia del calcio nessuno è stato o sarà mai come lui. Il suo mancino, le punizioni 'a foglia morta' hanno incantato il mondo intero: tutti hanno provato un tiro alla Mario Corso, lo hanno raccontato, sognato e tramandato alle generazioni future". I ricordi legati a Mariolino Corso sono immagini in bianco e nero, al rallentatore, con quei calzettoni sempre arrotolati, in omaggio al suo idolo, Omar Sivori.
Sono gol leggendari, con quel calcio di punizione 'a foglia morta' che sembrava volare alto e invece, come una foglia appunto, cadeva giù di botto e si infilava sotto la traversa. Come il 12 maggio del 1965, quando a San Siro c'era da ribaltare la semifinale contro il Liverpool e la sua parabola diede il via ad una delle rimonte piùbelle della storia nerazzurra. E proprio l'Inter ricorda che il suo ingresso sul prato dello stadio 'Meazza' di San Siro era sempre preceduto da tre tocchi con il piede sinistro sul primo gradino dello spogliatoio, "poi con quel mancino in campo cominciava a fare magie e disegnare calcio". Un rapporto d'amore iniziato ufficialmente il 30 novembre 1958, quando con il suo gol contro il Bologna a 17 anni, 3 mesi e 5 giorni è diventato il marcatore più giovane della storia nerazzurra, prima di confermarsi protagonista della 'Grande Inter'.
Ala sinistra dal talento smisurato con l'Inter dal 1957 al 1973 ha giocato 502 partite segnando 94 gol con la maglia numero 11. Capitano per tre stagioni, ha conquistato 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali, prima di diventare dirigente e osservatore per il club nerazzurro dopo aver concluso la carriera giocando due stagioni nel Genoa. Dell'Inter e' stato anche allenatore nella stagione 1985-1986, subentrando all'esonerato Ilario Castagner e conducendo la squadra al sesto posto finale. Meno esaltante l'esperienza con la nazionale italiana, con la quale ha collezionato 23 presenze e 4 reti, senza mai prendere parte ad una rassegna continentale o mondiale.
"Mario Corso era l'unico calciatore che Pelé dichiaratamente avrebbe voluto nel suo Brasile: questo per far capire ai giovani la portata della classe del mio amico". Massimo Moratti si commuove nel ricordo: "Era il mio preferito della Grande Inter, ma anche mio padre lo adorava, e lui rimase sempre vicino alla nostra famiglia. Tecnica sopraffina, gioco in controtempo, le punizioni cosiddette 'a foglia morta', era un piacere vederlo giocare...".