Un miliardo di guai per Yahoo
Un miliardo di dati personali degli utenti di Yahoo sono stati rubati dagli hacker. L'azienda ha ammesso solo adesso ha ammesso l'attacco, avvenuto nel 2013. Un grosso guaio, che mette in forse l'acquisizione di Yahoo da parte del colosso delle telecomunicazioni Verizon. Di Celia Guimaraes
Verizon valuta uno sconto sul prezzo dell'attività 'core' di Yahoo o un'uscita dall'accordo di acquisizione, dopo che il gruppo del web ha subito un secondo attacco hacker che ha colpito oltre 1 miliardo di utenti. Verizon aveva raggiunto un'intesa da 4,83 miliardi di dollari per acquisire le attività online di Yahoo. "Yahoo ha preso provvedimenti per garantire gli account degli utenti e sta lavorando a stretto contatto con le forze dell'ordine", ha scritto Yahoo nel comunicato stampa diffuso in merito all'attacco informatico. Tra le informazioni che potrebbero essere state rubate agli utenti ci sarebbero nomi utente, indirizzi email, numeri di telefono, date di nascita, password e domande di sicurezza e risposte. Il portavoce di Verizon, Bob Varettoni, aveva dichiarato stampa che il colosso delle tlc Usa stava valutanto "l'impatto di questi sviluppi". Yahoo ieri ha fatto sapere che nell'agosto del 2013 un attacco hacker ha colpito più di un miliardo di suoi utenti. Un colpo, simile, ma molto più grande, di quello reso noto solo qualche mese fa e che nel 2014 aveva coinvolto 500 milioni di persone.
Il Politecnico: cresce l'attenzione
"Il nuovo caso dell'attacco hacker subito da Yahoo, che ha comportato la violazione di oltre un miliardo di profili nel 2013, pone un allarme che deve mettere in guardia tutti: le istituzioni e le aziende, chiamate a predisporre adeguati piani di sicurezza, come tutte le persone che devono fare attenzione ad alcune buone pratiche per limitare i rischi nell'uso di strumenti digitali". E' il commento di Alessandro Piva, Direttore dell'Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano. "Purtroppo questo grave fatto si inserisce in un contesto di costante crescita delle minacce informatiche - prosegue Piva -. La breccia aperta nei sistemi di Yahoo dimostra come oggi siamo tutti a rischio di attacco digitale. Quello che gli utenti possono fare e' porre adeguata attenzione a dei semplici ma fondamentali comportamenti, come cambiare frequentemente le password dei propri account, avere estrema cura ai servizi a cui si cedono informazioni personali sul web, non aprire link o scaricare file provenienti da fonti sospetti o non verificate". Le principali fonti di attacco provengono da fonti esterne come le associazioni criminali (nel 58% dei casi) o dagli hacktivist (46%), ma sono frequenti anche le minacce interne, come gli stessi lavoratori delle aziende (49%) o i consulenti aziendali (30%). Le minacce piu' diffuse negli ultimi due anni sono quelle dei malware (80%), del phishing (70%), dello spam (58%), ma anche attacchi ransomware (37%) e frodi (37%). "Secondo la ricerca dell'Osservatorio Information Security & Privacy il 95% delle grandi aziende italiane sta già compiendo azioni di sensibilizzazione sui propri dipendenti sui comportamenti corretti per limitare i rischi per la sicurezza - sottolinea Piva -. Ma non e' ancora sufficiente: nel 2016 il 33% delle organizzazioni italiane denuncia di aver una perdita o un furto di dati. E alle aziende servono nuovi strumenti e tecnologie per prevenire attacchi di questo genere".