I costi della crisi
Nelle prima slide - dati dell'ultimo Rapporto del bilancio del sistema previdenziale a cura di Itinerari previdenziali - si vede come dall'89 al 97 la spesa per le pensioni cresca molto più del pil. Dal 1998 al 2007, le due grandezze sono stabili (grazie alle riforme degli anni Novanta). Dopo il 2008, anno di inizio della crisi, invece, nonostante una dinamica reale della spesa pensionistica contenuta, il crollo del PIL reale ha determinato un sensibile peggioramento del rapporto.
La spesa pensionistica cala dal 1999
Nella seconda, si nota che dal'99 (a causa delle riforme) la spesa per pensioni in percentuale di Pil scende, ma poi si impenna nel 2008 con la crisi.
La previdenza integrativa non decolla
Nella terza slide, elaborata da Itinerari previdenziali con dati Ocse 2014, si nota subito quanto sia pesante la differenza patrimoniale nel 2013 dei fondi pensione in Paesi come Olanda, Regno Unito, Islanda, Australia e Svizzera se raffrontata con quella di Paesi come Italia o anche Germania dove, evidentemente, la previdenza integrativa stenta ad affermarsi.
Il buco di 25 miliardi
Nella quarta salta subito all'occhio la differenza tra le spese previdenziali e le entrate contributive. Il saldo, negativo, è di circa 25 miliardi ed è dovuto a minori entrate contributive. Tradotto, meno persone lavorano, meno contributi si versano.
La confusione tra previdenza e assistenza.
Nell'ultima slide si nota quanto pesi in termini percentuali la spesa per prestazioni assistenziali, ben il 49% dovuto principalmente a spesa per pensioni e sanità, una confusione tutta italiana tra previdenza ed assistenza che ci penalizza nelo confronto con i sistemi pensionistici degli altri paesi e che ci fa apparire nel confonto meno virtuosi di quanto non siamo in realtà.