C'è speranza per i coralli: possono sopravvivere a eventi di surriscaldamento
Per la prima volta gli scienziati hanno potuto osservare il recupero di coralli ritenuti morti a seguito di uno stress termico. Un barlume di speranza per le barriere coralline minacciate dai cambiamenti climatici
Per la prima volta gli scienziati hanno potuto osservare il recupero di coralli che si pensava fossero morti a seguito di uno stress termico. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Science Advances dai ricercatori Diego K. Kersting della Freie University di Berlino e Cristina Linares dell'Università di Barcellona, come risultato di una campagna di spedizioni subacquee sulle coste spagnole del Mediterraneo.
Da circa 16 anni Kersting e Linares stavano monitorando una serie di 243 colonie di Cladocora caespitosa, specie di corallo a rischio, documentandone i ricorrenti decessi di massa legati al surriscaldamento del mare. "Ad un certo punto - ha detto Kersting all'Afp - abbiamo visto dei polipi vivi all'interno delle colonie che consideravamo completamente morte, ed è stata una grande sorpresa".
I coralli sono composti dall'esoscheletro di centinaia di migliaia di piccole creature, i polipi, che secernono una rigida sostanza calcarea che si salda sul fondo del mare. Le ondate di calore uccidono questi organismi, "bruciandoli" o causando l'espulsione dell'alga con la quale vivono in simbiosi e che fornisce loro i nutrienti, portandoli a perdere la colorazione nel fenomeno conosciuto come "sbiancamento dei coralli".
Nel 2003, a seguito di un'evento di surriscaldamento particolarmente intenso, un quarto dei coralli delle isole Columbretes erano morti. I ricercatori hanno però scoperto che, nel 38% delle colonie colpite, i polipi avevano escogitato una strategia di sopravvivenza: ridurre le loro dimensioni abbandonando una parte della loro struttura scheletrica, per poi ricrescere gradualmente nell'arco degli anni con un nuovo scheletro, ri-colonizzando le aree morte.
Questo processo di "ringiovanimento" era già noto nei coralli fossili, ma non era mai stato osservato in quelli attuali.
Per accertarsi che i polipi fossero gli stessi organismi di prima, piuttosto che nuovo corallo, il team ha utilizzato una sistema computerizzato di scansione 3D per confermare il collegamento tra il vecchio scheletro abbandonato e la nuova struttura.
Gli scienziati sperano che anche altre specie di corallo, come quelli della Big Barrier Reef australiana che in questi anni sta subendo gravi perdite, siano in grado di utilizzare una simile strategia di sopravvivenza, ma saranno necessarie ulteriori indagini.