Fedi, abiti, biglietti: a Piacenza task force per restituire gli oggetti delle vittime del Covid
Effetti personali che nei mesi più drammatici della pandemia sono rimasti negli ospedali dopo la morte dei proprietari
Due fedi nuziali con sopra incisi i nomi Pasqualina e Giovanni, un ciondolo, fotografie. Sono alcuni degli oggetti personali appartenuti alle vittime del Covid che la Ausl di Piacenza ha raccolto e conservato così da restituirli ai parenti.
Con un toccante annuncio su Facebook, la Ausl annuncia di aver istituito un team ad hoc, una squadra di persone, coordinate da Gabriella Di Girolamo (dirigente delle professioni sanitarie area territoriale), che si ripromette di rintracciare le persone - figli, genitori, amici - che non li hanno mai ritirati.
Ci sono portafogli, oggetti di valore, vestiti e tante cose che nei mesi più drammatici della pandemia sono rimasti negli ospedali dopo la morte dei proprietari, per lo più vittime del Covid-19. Oltre 500 grandi sacchi con indumenti e un centinaio di buste più piccole, contenenti valori, alcuni molto preziosi, come orologi e gioielli, altri di poco conto ma di immenso valore affettivo, sono stati restituiti. Rimangono senza nome una sessantina di sacchetti. Contengono oggetti mai reclamati, etichettati come "uomo anonimo", "donna anonima", custoditi nei container della protezione civile.
"Consegnare questi beni ai parenti si è rivelato un momento molto toccante ma anche un'operazione faticosa e dolorosissima. D'altro canto quella di non eliminare i sacchi con gli effetti personali è stata una scelta anzitutto etica. Ci sono persone alle quali ha dato conforto avere indietro anche solo la camicia da notte della madre per serbarne un ricordo", fa sapere la Ausl che lancia un appello: “se qualcuno riconoscesse questi oggetti e volesse richiederli, ovviamente fornendo una descrizione utile per identificarli, può contattarci tramite l’Urp. Non ci arrendiamo e continueremo a cercare. Per contattare i responsabili del percorso di restituzione è possibile scrivere una mail a urp@ausl.pc.it".
La stragrande maggioranza degli oggetti è stata restituita, qualcosa è andato probabilmente perso nella concitazione dei primi momenti dell’emergenza o nei passaggi tra i vari reparti o strutture sanitarie, spiega la Ausl. Ma rimangono, in quelle buste, ancora tante storie a cui manca un finale. Come quella evocata da un biglietto giallo che accompagna la foto di tre persone ritratte in un momento felice: "Ciao mammona, stai tranquilla. Ci vediamo presto. Un bacione". Parole di conforto in un momento in cui le visite non erano possibili.