La struggente storia di Ndakasi, gorilla morta nel Parco dei Virunga fra le braccia del suo custode
Ndakasi muore a 14 anni. Orfana, trovata a soli due mesi aggrappata al corpo della madre uccisa da bracconieri, da adulta era diventata una star social per le foto con i custodi del parco nazionale dei Virunga
L'abbraccio dell'addio racchiuso in una foto. Struggente. Esclusivo. Devastante. André Bauma l'ha tenuta stretta a sé fino all'ultimo. Fece lo stesso nell'aprile 2007, quando la baby gorilla fu trovata a soli due mesi aggrappata al corpo senza vita della madre, uccisa poche ore prima dai bracconieri. Un trauma che soltanto Bauma riuscì a "curare" dandole calore e conforto. Le stesse braccia forti, che ora non potrebbero più sorreggere il peso, la stringono abbandonata al petto del custode, amico, papà.
È la storia di Ndakasi, gorilla di montagna, orfana, diventata famosa sui social qualche anno fa per essersi lasciata fotografare in varie pose, anche in piedi, insieme all'amica Ndeze. Da quando fu trovata, dopo un lungo periodo di riabilitazione, Ndakasi fu trasferita al Centro Senkwekwe, l'orfanotrofio per gorilla nel Parco dei Virunga, aperto dal 2009. Per undici anni ha vissuto una vita tranquilla protetta dai suoi custodi, poi una lunga malattia ha compromesso le sue condizioni di salute.
Bandiera a lutto nel Parco del Virunga, nell'Est della Repubblica democratica del Congo, spesso teatro di sanguinosi attacchi contro i ranger incaricati della sorveglianza degli animali. L'area, collocata nella provincia del Nord Kivu, è patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1979 e in pericolo dal 1994. Si tratta di un luogo unico per la ricchezza della biodiversità e rifugio, appunto, delle ultime specie di gorilla di montagna. La regione, al confine con il Rwanda, è storicamente instabile per la cosiddetta grande guerra africana, combattuta tra il 1998 e il 2003.
Da allora il Virunga, uno spazio di 7.800 km2 che ospita importanti popolazioni di elefanti, ippopotami, okapi e scimpanzé, è divenuto anche base logistica di gruppi armati che minacciano il futuro dell'area più antica e protetta di tutta l'Africa. Negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger sono stati uccisi, un contributo di sangue altissimo. Nella stessa regione sono morti l'ambasciatore italiano in Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, e un militare dell'Arma dei Carabinieri.