Proteste Libano. L'esercito, per la prima volta, interviene con forza su manifestanti
I disordini sono scoppiati lo scorso 18 ottobre nella capitale Beirut ed in altre città del Paese, dopo la decisione del ministero dell'informazione di introdurre una tassa, poi subito ritirata, sulle telefonate via Whatsapp. Negli scontri del primo giorno di proteste tra manifestanti e polizia ci sono stati due morti
Per la prima volta - da quando sono scoppiate le proteste - l'esercito libanese è intervenuto con la forza contro i manifestanti per riaprire le principali strade della città che sono state bloccate per protestare contro il carovita e la corruzione.
Le contestazioni in Libano entrano oggi nel settimo giorno con appelli per uno "sciopero generale", nonostante una pacchetto di riforme decise dal governo per andare incontro ai manifestanti che ormai chiedono la partenza di tutta la classe politica che governa il Paese. E' quanto emerge dai commenti dei media locali.
I disordini sono scoppiati lo scorso 18 ottobre nella capitale Beirut ed in altre città del Paese, dopo la decisione del ministero dell'informazione di introdurre una tassa, poi subito ritirata, sulle telefonate via Whatsapp. Negli scontri del primo giorno di proteste tra manifestanti e polizia ci sono stati due morti e una sessantina di feriti.
Lunedì il governo del premier Saad Hariri, annunciando un pacchetto di riforme, ha approvato la finanziaria del 2020, affermando che "non contiene nessuna nuova tasse". Stamane, molte strade del Paese sono tagliate, in particolare nella città di Tripoli (Nord) e nella zona di Junieh a nord ovest della capitale oltre il centro di Beirut, ha annunciato il comando dei vigili come ha riferito il giornale Ennahar.
Sempre questa mattina, Ennahar, riferisce che "gli attivisti hanno fatto un appello ai cittadini a partecipare ad uno sciopero generale" ed "hanno invitato la popolazione a scendere nelle strade per fare pressioni sul potere politico". Intanto, il capo della Chiesa maronita, cardinale Béchara Pierre Raï, convocando una riunione straordinaria dei vescovi cattolici, ha espresso "forti preoccupazioni" per gli avvenimenti nel Paese. "La gente non ha più fiducia nei politici - ha detto - noi non possiamo deluderli e oggi siamo riuniti per parlare con loro, discuteremo insieme le idee attraverso una carta di lavoro preparata negli ultimi due giorni".