MONDO
Caso Lula
Brasile, è caos politico: gli alleati di Dilma lasciano il governo, crolla la coalizione
Il Partito del Movimento Democratico Brasiliano (Pmdb) deciderà oggi se lasciare l'esecutivo, ma i suoi massimi esponenti hanno già indicato che la rottura è di fatto definitiva
Lascia anche il ministro del Turismo
Ieri sera si è dimesso un ministro, il titolare del Turismo Henrique Alves: per il presidente, ha affermato, "il tempo è esaurito". Il Pmdb, un partito di centro, è sempre stato uno scomodo alleato per il Partito dei Lavoratori (Pt) di Rousseff, che ha bisogno dei voti della formazione politica ma ha con lei pochissimi punti di contatto. E la vicenda Lula ha contribuito ad aggravare la posizione del presidente.
Il Pmdb dispone al momento di sette ministeri e 69 membri sui 513 che formano la camera bassa del Congresso, dove Dilma Rousseff fatica a raccogliere il terzo dei voti di cui ha bisogno per scongiurare l'impeachment. L'entourage del presidente teme un effetto domino, vale a dire che altri alleati possano uscire dalla coalizione. I deputati del Partito Progressista (Pp), che ha 49 deputati, e il Partito socialdemocratico (Psd), che ne ha 32, hanno annunciato che discuteranno di questo tema in settimana. L'impeachment a Dilma Rousseff, attualmente di fronte a una commissione del Congresso incaricata di proporre una raccomandazione alla camera bassa, si basa sulle accuse di manipolazione dei conti governativi per alimentare la spesa pubblica e occultare le conseguenze di una recessione. L'Ordine degli avvocati del Brasile ha presentato una nuova richiesta di impeachment ieri, cercando di allargare il caso in modo che comprenda le accuse di intralcio alla giustizia nell'indagine nello scandalo corruzione multi-miliardario alla Petrobras, la compagnia petrolifera pubblica. Proteste durissime sono scoppiate al Congresso quando i parlamentari hanno presentato la richiesta. "Golpisti!", hanno urlato i sostenitori di Dilma Rousseff, con gli avvocati che hanno reagito intonando l'inno nazionale. Sono intervenute le guardie della sicurezza per evitare che la rissa degenerasse ulteriormente.
Temer, 75 anni, non si è mai schierato a difesa di Dilma Rousseff nella vicenda; al contrario, ieri ha incontrato il leader dell'opposizione Aecio Neves, che nel 2014 perse sul filo di lana le elezioni, per discutere del futuro del Brasile. Dall'inizio di marzo, milioni di brasiliani - specialmente quelli più benestanti e con una migliore istruzione - sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del presidente. Anche i suoi sostenitori hanno organizzato manifestazioni, caratterizzate però da una presenza inferiore. Un nuovo corteo "in difesa della democrazia" è stato convocato per giovedì.
Con la coalizione in crisi, Dilma Rousseff ha chiamato in suo soccorso il suo predecessore e mentore Luiz Inacio Lula da Silva: l'ex presidente (2003-2011) è stato nominato ministro della Casa civile. Un'iniziativa che però le si è ritorta contro, visto che un giudice ha pubblicato un'intercettazione telefonica da cui emerge che la nomina - che avrebbe assicurato a Lula l'immunità - intendeva salvare l'ex presidente dall'arresto per riciclaggio di denaro nello scandalo Petrobras.
La vicenda ha scatenato una nuova ondata di proteste anti-Rousseff: la Corte suprema dovrà pronunciarsi sulla nomina di Lila a miinistro la settimana prossima. Lula ha dichiarato ai giornalisti di avere intenzione di volare a Brasilia per incontrare Temer, dopo aver appreso con tristezza con il Pmdb valuta un'uscita dalla coalizione.
Entrambi gli schieramenti sono al lavoro per raggiungere (o bloccare) i 342 voti necessari nella camera bassa del Congresso, i due terzi per aprire un procedimento di impeachment in Senato. Se arrivasse la messa in stato di accusa, Dilma Rousseff sarebbe sospesa e la Camera alta, supervisionata dal presidente della Corte suprema, dovrebbe deciderne il destino: per estrometterla dalla presidenza, sarebbe necessaria la maggioranza dei due terzi (54 su 81).