MONDO
Rientrato a Roma l'ambasciatore al Cairo Massari
Regeni, scontro sui tabulati e i video. La mossa dell'Italia: stop al turismo
Dopo il fallimento del vertice tra magistrati e investigatori italiani ed egiziani, l'Italia potrebbe decidere di sospendere alcuni accordi bilaterali. Il ministro Gentiloni ai nostri microfoni: "Non si tratta di scatenare guerre mondiali con l'Egitto, ma si tratta di assicurare rispetto all'Italia e alla nostra dignità" . Paola Regeni, in una lettera a Repubblica scrive: "Grazie per aver adottato il mio Giulio".

"Avevo detto che ci aspettavamo dall'incontro tra procure molte informazioni - ha aggiunto -. Avevo chiesto in Parlamento un cambio di passo, ma questa collaborazione chiesta non ha dato i frutti che ci attendevamo. Abbiamo fatto una cosa che avevamo preannunciato: Prenderemo delle misure immediate e proporzionate. Nei prossimi giorni valuteremo le misure da prendere. Ho sentito parlare da parte del Governo egiziano di politicizzazione della vicenda: abbiamo solo fatto quello che avevamo già annunciato in Parlamento. Non c'è da parte nostra una rinuncia a chiedere la verità".
Il ministro Gentiloni ha ribadito che il nostro Paese è pronto a lavorare a nuove misure per capire cosa sia successo al ricercatore italiano, dopo che il governo egiziano si è rifiutato di fornire i tabulati telefonici del ragazzo, cruciali per le indagini. Non è la prima volta che il Cairo mostra scarsa collaborazione con gli investigatori italiani.
"L'analisi del traffico telefonico, anche quello delle celle, è uno strumento investigativo ampiamente utilizzato in tutti i Paesi democratici, anche quelli la cui legislazione e' piu' attenta al rispetto della privacy" - sottolineano fonti investigative italiane - rispondendo alle dichiarazioni del vice procuratore generale d'Egitto Mustafa Suleiman.
Le fonti investigative rilevano che la richiesta delle celle era stata avanzata l'8 febbraio scorso e mai le autorità del Cairo avevano sollevato "un problema normativo costituzionale legato alla privacy". Sempre le stesse fonti sottolineano che le autorità egiziane non avrebbero consegnato ai magistrati italiani il 98% dei documenti richiesti.
"Non si tratta di scatenare guerre mondiali con l'Egitto, ma si tratta di assicurare rispetto all'Italia e alla nostra dignità". Risponde così, alle telecamere di Rainwes24, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni da Hiroshima, dove si trova per il g7 dei ministri degli Esteri.
Il Presidente della Commissione esteri del Senato, Pierferdinando Casini, sulla vicenda ha sottolineato "siamo delusi: per due mesi siamo stati deliberatamente presi in giro con l'invenzione di verità di comodo presto rivelatesi improbabili, con un depistaggio perfino nei confronti dei nostri magistrati. Gli egiziani hanno sbagliato a considerare la visita a Roma poco più che una scampagnata". Casini poi - sulla stessa lunghezza d'onda di Gentiloni - avverte Al Sisi che non ci sarà un cambio di marcia, l'Italia sarà costretta ad adottare altre misure per arrivare alla verità. E giudica inevitabile, un gesto di difesa del decoro della nazione, il rientro in Italia dell'ambasciatore Maurizio Massari. "Esaurito l'elenco delle misure simboliche - spiega - bisognerà adottarne di nuove. Per esempio, si potrebbe inserire l'Egitto nella 'lista nera' dei paesi pericolosi compilata dalla Farnesina, sconsigliarlo come meta per i nostri turisti e ricercatori".
"Il governo sta mettendo tutta la determinazione, ma il pericolo che ci si vada a impantanare come con l'India esiste - prosegue Casini - E proprio considerando la relazione esemplare che c'era tra Italia ed Egitto, ulteriori reticenze da parte egiziana fotograferebbero un regime che non può permettersi alcun atto di verità. Da amici di Al Sisi diciamo: attento, i tuoi tanti nemici traggono alimento da questa vicenda per delegittimarti".
Repubblica: Egitto monitorava nostri investigatori a Il Cairo
Il team investigativo italiano che si era recato in Egitto, al Cairo, dopo quanto accaduto a Giulio Regeni, è stato monitorato per otto settimane, tra il 5 febbraio e il 30 marzo, dal regime militare egiziano. Lo riferisce in una dettagliata ricostruzione il quotidiano La Repubblica. Al Cairo erano stati inviati tre uomini dello Sco della polizia e tre del Ros dei carabinieri.
Secondo quanto riferisce il quotidiano, la "cooperazione" da parte degli organi della polizia egiziana sarebbe stata praticamente nulla. Il team investigativo italiano, "come, a marzo, riferirà a Repubblica una qualificata fonte investigativa - riferisce il quotidiano - individua e raggiunge telefonicamente una persona ritenuta di un qualche interesse per le indagini. Ha un'utenza cellulare egiziana e si dice disponibile a un incontro. Che non ci sarà. Dopo qualche ora dal contatto telefonico con il nostro team investigativo quella stessa persona viene convocata d'urgenza in una caserma della polizia egiziana, dove viene interrogata e le viene chiesto conto di cosa diavolo sappia e, soprattutto, di cosa diavolo vogliano sapere da lei quei ficcanaso di italiani". "È l'incipit truce di una cooperazione che non comincia né in quei primi giorni di febbraio, né tantomeno nelle settimane che seguono. E che costringe di fatto i sei investigatori del team agli 'arresti domiciliari' nella palazzina liberty che ospita la nostra ambasciata a Garden City, quartiere residenziale sulla riva destra del Nilo", conclude La Repubblica.
E, dopo il fallimento del vertice tra magistrati e investigatori italiani ed egiziani, ci sarebbero altre mosse allo studio del Governo italiano. Sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini scrive che le prossime mosse potrebbero essere "uno 'sconsiglio' formale a recarsi per turismo in Egitto e la sospensione di alcuni accordi bilaterali, compresi quelli tra università. Ma anche la richiesta a organismi internazionali come l`Onu o la Banca Mondiale affinché stigmatizzino l`atteggiamento del Cairo riguardo al rispetto dei diritti umani". Possibilità da esaminare che saranno sul tavolo del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel corso delle consultazioni con l`ambasciatore italiano
Maurizio Massari, richiamato a Roma, a partire da martedì prossimo.
Paola Regeni: grazie per aver adottato il mio Giulio
Molte lettere "di mamme che con estrema delicatezza chiedono di poter considerare Giulio anche figlio loro", "Grazie. Mi ha aiutato a ritrovare energia per continuare?". Cosi' Paola Regeni, madre del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo in una lettera pubblicata in prima pagina oggi su Repubblica. "Giorno dopo giorno", scrive, "emerge con sempre piu' forza come la tragica vicenda di Giulio abbia emozionato tantissime persone che con discrezione si avvicinano alla nostra famiglia, esprimendo la loro partecipazione con una lettera. Lettere di affetto, di solidarieta', di sostegno nella ricerca della verita' e soprattutto di empatia!"
Gentiloni: le indagini si fanno con i tabulati
"Le indagini investigative nel mondo si fanno molto spesso basandosi sui tabulati, sulle intercettazioni. Se non ci fosse il traffico di celle telefoniche, buona parte delle indagini che si fanno anche nei Paesi più attaccati alla privacy non si farebbero". Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a proposito del caso Regeni. "Io rispetto gli argomenti dei governi con cui abbiamo a che fare però bisogna giudicare con buon senso, e il buon senso dice che nelle indagini si usano questi strumenti. Dalle Alpi alle Piramidi", ha aggiunto.
"Ovviamente ognuno ha le proprie regole" ma l'Italia, ha aggiunto il ministro, "non ha fatto alcuna forzatura, tanto meno forzature ingiustificate. L'Italia ha preso una posizione chiara difendendo non solo gli interessi di questo ragazzo e della famiglia ma, come ho detto più volte, la nostra dignità nella ricerca della verità su questo caso. Penso che ogni tanto bisogna stare alle cose che si dicono e farle. Noi lo abbiamo detto in parlamento e le abbiamo fatte".