ITALIA
La maxi discoteca di Riccione
Chiusura Cocoricò, Principe Maurice: "È sbagliato. Colpire un simbolo non risolve problema giovani"
"Quello che serve - spiega l'artista performer Maurizio Agosti - è prendere in mano davvero il disagio dei giovani, l'abuso inconsapevole che questi fanno di droghe e alcol. Sul Cocoricò: "Un unicum culturale - spiega - un vero e proprio laboratorio non solo musicale ma anche teatrale che dall'apertura nel 1989 non ha mai smesso di sperimentare"

Per lui il Cocoricò è molto di più di divertimento. "Un unicum culturale - spiega - un vero e proprio laboratorio non solo musicale ma anche teatrale che dall'apertura nel 1989 non ha smesso di sperimentare la massima qualità tecnologica con esibizioni artistiche di altissimo livello".
Qual è la sua opinione sulla chiusura disposta dai giudici?
"Intanto voglio esprimere il mio dispiacere per quanto accaduto lo scorso 19 luglio. Non si può morire di divertimento, questo mi rattristra profondamente. La chiusura non la condivido assolutamente, anche perché se fa riferimento anche a fatti pregressi non si capisce come mai arrivi ora. Poi, aggiungo, non risolve nulla. Tra l'altro voglio sottolineare che la discoteca è sempre stata collaborativa e negli anni ha costruito un rapporto molto costruttivo con le forze dell'ordine per contrastare lo spaccio e l'abuso di sostanze stupefacenti e alcol, chiedendo controlli non solo all'uscita ma anche all'interno del locale. È evidente che non è chiudendo un simbolo che si risolve il problema, anzi il rischio è di screditare tutto il lavoro che negli ultimi anni il Cocoricò ha fatto contro le dipendenze (da ultimo l'inziativa con la comunità di recupero di San Patrignano lo scorso luglio ndr). Tra l'altro non è chiudendo il Cocoricò che i giovani smetteranno di drogarsi, si drogheranno altrove."
E allora cosa si dovrebbe fare?
"Si dovrebbe tornare a fare prevenzione, magari come negli anni 2000 puntando sulla limitazione del danno per rendere i giovani più consapevoli. Molti degli adolescenti non hanno nessuna conoscenza in merito alle sostanze che assumono, quali rischi comportino e nemmeno cosa fare in caso di problemi o malori. Ripeto dobbiamo insegnarli a non morire di divertimento, che è una cosa inaccettabile".
"Io poi ho una mia proposta. Mi piacerebbe fare una lunga veglia notturna, una performance live sulla spiaggia che dal tramonto all'alba porti prima a piangere per la situazione poi a sorridere con una consapevolezza ritrovata".
Ma cosa succede davvero dentro le discoteche?
"La situazione è fortemente peggiorata negli ultimi 2 o 3 anni, non solo in Italia ma alivello internazione. I giovani, anzi giovanissimi bevono tantissimo e assumono sostanze in modo totalmente inconsapevole. Per contenere il problema bisognerebbe coinvolgere anche le famiglie che spesso sono totalmente impreparate. Forse si dovrebbero sfruttare persone che conoscono e lavorano nell'ambiente per comunicare ai giovani che non si può mettere a repentaglio la propria vita per una serata".
Tornando al Cocoricò, cosa ha fatto degli anni il mito della discoteca?
"Non esistono discoteche in Italia come il Cocoricò, ha segnato la storia della techno e dell'elettronica italiana. Nella sua prima gestione, come anticipato, è stato anche un luogo di sperimentazione di performance teatrali. Molte compagnie d'avanguardia hanno fatto tappa a Riccione. Le rappresentazioni non erano mirate alla sola corporeità ma a stimolare l'emotività delle persone. In quella fase io mi esibii con I Fiori del male di Carmelo Bene, le opere di Oscar Wilde, D'Annunzio e anche la musica barocca".
"Poi con il cambio di gestione ci si è concentrati più su scenografie e musica. Ogni anni il cambio di stagione (estate/inverno) è vissuto con attesa per la curiosità dei nuovi ambienti scenici. Si pensi che una volta si è dedicata una stagione all'Oriente ed è stata posta una grande statua del Buddha instaurando anche una collaborazione con il convento tibetano di Pomaia. Altre stagioni hanno visti protagonisti Lawrence d'Arabia o le guerre dei Balcani".