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POLITICA

Il ministro dell'Ambiente parla del referendum "No-Triv"

Galletti su referendum trivelle: "Se vince il sì a rischio 10mila posti più l'indotto"

Il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti apre agli ambientalisti sulle royalties dei colossi del petrolio, "se ne può discutere".  Con Tempa Rossa, il referendum non c'entra nulla e se vincesse il sì, ci sarebbero delle ricadute "occupazionali pesantissime: si parla di 10mila posti più l'indotto"

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Dopo le dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, le opposizioni e le associazioni ambientaliste alzano il tiro sul governo e sul referendum "anti trivelle" del prossimo 17 aprile.

Il ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti sostiene, in una intervista al Quotidiano nazionale, che "il futuro è aumentare la parte di energia rinnovabile", e "bisogna preservare l'occupazione settore dell'oil-gas" senza "farsi del male con iniziative come il referendum noTriv".

Sul tema delle royalties sui colossi del petrolio, considerate troppo basse dagli ambientalisti, il ministro apre: "Se ne può discutere". "Non sono affatto preoccupato - dice quindi Galletti sul referendum. Il quesito referendario non c'entra nulla con Tempa Rossa, qui si parla di trivellazioni in mare e non sulla terraferma".

Alla domanda se lui andrà a votare, Galletti replica: "Non ho ancora deciso se andarci. Nel caso, voterò no. La bassa affluenza sarebbe un segnale politico preciso sull'irrilevanza del referendum". Se dovessero prevalere i 'sì', quando scadranno le concessioni esistenti entro le 12 migliamarine, verranno bloccati diversi investimenti previsti, tra i quali Guendalina (Eni), Gospo e Vega (Edison).

E questo comporterebbe una serie di ricadute "occupazionali pesantissime: si parla di 10mila posti più l'indotto e miliardi di investimenti. Inoltre, bisogna considerare l'effetto a catena su tutto il settore oil-gas dei mancati investimenti futuri o riallocazioni all'estero della produzione". Agli ambientalisti che denunciano i rischi sulla sicurezza dei 135 impianti offshore esistenti ma anche la scarsità di studi sull'impatto sanitario e ambientale il ministro risponde che "abbiamo normative sulle piattaforme in mare tra le più stringenti e severe al mondo, abbiamo recepito la direttiva europea su sicurezza e controlli ed esteso il divieto di estrazione alle zone di mare poste entro le 12 miglia marine dal perimetro esterno delle aree protette e costiere. È sbagliato - ha concluso - contrapporre ambiente e sviluppo, sono due temi che viaggiano di pari passo".
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