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ITALIA

Inaugurazione dell'Anno Giudiziario

Giustizia, Canzio:"La clandestinità è un reato inutile e dannoso".Orlando: "Ridefiniremo le regole"

"Risultati concreti si avrebbero con sanzioni amministrative" afferma il Primo presidente della Cassazione. E poi: la lotta al jihadismo va fatta "nel rispetto della Costituzione"

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Per perseguire il reato di immigrazione clandestina, "la risposta sul terreno del procedimento penale si è rivelata inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa, mentre la sostituzione del reato con un illecito e con sanzioni di tipo amministrativo, fino al più rigoroso provvedimento di espulsione, darebbe risultati concreti".

Il reato di immigrazione clandestina
Al suo esordio pubblico davanti al capo dello Stato e alle più alte cariche pubbliche, nel discorso d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016, il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio, nominato un mese fa, si rivolge direttamente a governo e Parlamento e interviene su una questione, la depenalizzazione della clandestinità, che ha generato polemiche molto recenti. Il reato introdotto nel 2009 trova contrari tutti gli operatori della giustizia.
L’attuale Parlamento aveva deciso la depenalizzazione, ma l’esecutivo Renzi ha fatto marcia indietro: l’opinione pubblica va preparata a un simile evento. Canzio torna oggi sull’argomento e intercetta le posizioni del guardasigilli Andrea Orlando, intervenuto alla cerimonia presenziata dal capo dello Stato Mattarella: "Ci adopereremo nel quadro di una ridefinizione delle regole che disciplinano il fenomeno migratorio per il superamento del reato di immigrazione clandestina" ha detto il ministro della Giustizia nel corso del suo intervento.

Il legislatore eviti modifiche frequenti alle leggi
"Sarebbe auspicabile, pur nella mutevolezza degli aspetti economico-sociali da cui è contraddistinta la modernità, che il Legislatore evitasse d'intervenire sul tessuto normativo con modifiche troppo frequenti, spesso ispirate a logiche emergenziali poco attente ai profili sistematici dell'ordinamento, rendendo così difficile il formarsi di orientamenti giurisprudenziali di lungo periodo e, per ciò stesso, più stabili e affidabili". Un chiaro messaggio alla politica quello di Canzio: ogni intervento sulla giustizia va ponderato e meditato nelle sue conseguenze, non può essere viziato da logiche emergenziali.

Depotenziare gli effetti della prescrizione
La prescrizione così come è stata modificata, afferma quindi Canzio, "irragionevolmente continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l'avvenuto esercizio dell'azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il Legislatore ne prevedesse il depotenziamento". Sulla questione il governo ha presentato una proposta che blocca i tempi dopo le condanne di primo e secondo grado (rispettivamente due anni e un anno). I contrasti tra Pd e Ncd ne hanno finora impedito l’approvazione. I procedimenti nulli a causa della prescrizione destano tuttora preoccupazione: 16.362 processi in primo grado e 11.903 in appello nei primi sei mesi del 2015, 23.740 e 24.304 nel 2014.

In Cassazione urgente smaltire 105mila vecchie cause
La Cassazione versa "in uno stato di profonda e visibile crisi di funzionamento e di identità", i dati di fine anno "segnano l'insuccesso di una strategia mirata alla deflazione delle pendenze e del pesante arretrato mediante il mero aumento della produttività, fino al limite dell'esaurimento delle energie dei magistrati e del personale" sottolinea il Primo presidente della Suprema Corte, levando l'ennesimo grido d'allarme. Ormai è a rischio "la qualità della giurisdizione di legittimità", sommersa da una mole di ricorsi (105mila le cause civili pendenti da oltre tre anni, quelle tributarie sono il 32,7% quelle di lavoro il 14,3%) che ha "proporzioni mostruose" rispetto a quelle, molto esigue, di altre Corti. Se continua così, avverte Canzio, la Cassazione scivolerà sempre più nel "modesto ruolo di Corte di revisione o di terza istanza", abdicando a quello di 'Corte del precedente'. "Si impone l'urgente e coraggioso avvio di un percorso di autoriforma, mediante l'adozione,anche sperimentale, di misure organizzative interne, radicali e inedite".
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