Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Gubitosi-Politica-sia-veloce-su-governance-Tarantola-Servizio-pubblico-differente-da-competitors-472b2963-6f26-4613-9c37-af9291b9f17e.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Al convegno "Rai: missione, indipendenza e governance"

Gubitosi: "Politica sia veloce su governance". Tarantola: "Servizio pubblico diverso da competitors"

La concessione del servizio pubblico radiotelevisivo "va ricostruita passando attraverso una riforma: l'ultima risale al 1975", ha detto il presidente dell'Agcom. Riforma che per Fico, presidente della commissione di Vigilanza, "dev'essere materia del Parlamento"

Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi
Condividi
"Negli ultimi vent'anni, si è spesso cercato di dimostrare che la Rai è come i suoi competitors, che i suoi programmi sono intercambiabili con quelli della concorrenza. E purtroppo questa posizione è stata fatta propria in passato anche dalla Rai stessa, nella rincorsa all'audience ed agli introiti pubblicitari. Ed invece no. Non può esser così. Con fatica e sacrificio abbiamo rinunciato a programmi costosi ma di grande successo, a qualche reality show di fama internazionale, perché non li ritenevamo consoni alla missione del Servizio Pubblico". Parola del presidente di viale Mazzini Anna Maria Tarantola, nel suo intervento al convegno 'Rai:  Missione, indipendenza e governance'.

Un convegno organizzato per discutere del futuro del servizio pubblico italiano e un convegno dove, oltre ai vertici della Rai, sono intervenuti anche il presidente della commissione di Vigilanza e molti altri. 

Per il direttore generale di viale Mazzini Luigi Gubitosi, "la politica deve fare in fretta su governace e canone". E, secondo il dg, "il modello della fondazione Bbc è un modello da valutare". "Dobbiamo difendere il servizio pubblico - ha spiegato il dg, portarlo all'eccellenza, ma anche meritarcelo ogni giorno. Dobbiamo fare un patto, anche noi, con gli italiani". 

Tarantola: "Il servizio pubblico è altro rispetto ai competitors"
"Making the difference, questo è il primo comandamento cui deve rispondere qualsiasi servizio pubblico radiotelevisivo ed oggi - nel mondo multipiattaforma e digitale - qualsiasi media di servizio pubblico". Lo ha detto la presidente della Rai Anna Maria Tarantola. "Purtroppo - ha aggiunto - in Italia, negli ultimi vent'anni, si è spesso cercato di dimostrare il contrario e cioé che la Rai è come i suoi competitors, che i suoi programmi sono intercambiabili con quelli della concorrenza. E purtroppo questa posizione è stata fatta propria in passato anche dalla Rai stessa, nella rincorsa all'audience ed agli introiti pubblicitari. Ed invece no. Non può esser cosi. Con fatica e sacrificio abbiamo rinunciato a programmi costosi ma di grande successo, a qualche reality show di fama internazionale, perché non li ritenevamo consoni alla missione del Servizio Pubblico".

"Crediamo - ha spiegato la Tarantola - che i cittadini abbiano percepito questi segnali di diversità e discontinuità rispetto al passato, anche prossimo. Noi non abbiamo altra scelta che 'fare la differenza' rispetto all'offerta dei privati. Non solo rispetto alle tv commerciali (che hanno come primo, rispettabile scopo quello di far profitto vendendo agli inserzionisti il tempo di attenzione dei loro telespettatori) ma anche rispetto alle TV a pagamento (che hanno per scopo, anch'esso rispettabile, di fare profitto e di fornire un'offerta su misura ma solo a chi se la può permettere), nonché (ai giorni nostri) rispetto al mondo di Internet, dove alcuni giganti mondiali, non rispettano la privacy dei cittadini e vendono non più tempo di attenzione agli inserzionisti, ma addirittura la vita privata e le informazioni più intime degli internauti al migliore offerente. La Rai - ha concluso -, come qualsiasi altro servizio pubblico, deve essere differente e deve anche apparire ed esser percepita come tale dai cittadini".

"Essere differenti quindi, ma come? Producendo cosa? Di quale genere, con quali linguaggi? Provo a rispondere - ha aggiunto ancora la Tarantola - riassumendo la 'mission' del Servizio Pubblico in un solo concetto: creare valore per il proprio Paese, e quindi per tutti i cittadini, essendo differente. E qual è questo valore? Sarebbe facile rispondere che si tratta di un valore essenzialmente culturale, ma non è così, perché è anche valore economico e sociale. La cultura c'entra - moltissimo - ma la risposta, è più articolata".

Gubitosi: "Politica stia fuori dalla Rai e Rai fuori dalla politica"
"Dobbiamo chiedere alla politica di essere veloce e di prendere decisioni. Dobbiamo chiedere anche di preservare la nostra indipendenza, di darci una migliore governance e di garantirci le risorse". A dirlo è il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi.  "C'è però - ha aggiunto il dg - una forte resistenza al cambiamento che permea tutta la Rai e la società italiana. 'Va bene riformare' ti dicono, 'ma perché devi cominciare proprio da qui?'. Ci sono stati alcuni nostri giornalisti - ha detto il direttore generale - che hanno telefonato alla politica per chiedere di bloccare ogni tentativo di riforma. Questa è una pessima abitudine della Rai. Accade che dietro una interrogazione parlamentare che arriva dalla Vigilanza ci sia una richiesta interna. La politica deve stare fuori dalla Rai, ma la Rai deve stare fuori dai partiti". Quanto al futuro dell'azienda, conclude Gubitosi, "dobbiamo difendere il servizio pubblico, portarlo all'eccellenza, ma anche meritarcelo ogni giorno. Dobbiamo fare un patto, anche noi, con gli italiani". 

E sul modello futuro di gestione dell'azienda il dg ha spiegato che "in Italia ci sono stati pochi esempi di governance duale, che sono nati per esigenze di fusioni. Rispondevano quindi più a logiche legate ai soci che ad un'effettiva necessità di governance. Credo che l'ipotesi lanciata da Cheli (fondazione sul modello Bbc, ndr) meriti un'attenta valutazione". "La Bbc è un esempio interessante - ha detto il dg - ma il problema è che occorre un cambio culturale del Paese. L'indipendenza è un grande valore, in un momento di notevoli difficoltà economiche è già una sfida spostare le risorse dall'esistente al nuovo. Una delle prime sfide per il passaggio tra broadcaster a  Media Company passa dall'informazione". Gubitosi ha aggiunto che "occorre certezza di ricavi che diano stabilità nel tempo. L'indipendenza culturale va di pari passo con l'indipendenza economica".

Fico: "Riforma sia del Parlamento"
"La riforma della governance Rai deve discendere dal Parlamento. Più che un ddl del governo, servirebbe un'iniziativa parlamentare". E' l'idea lanciata dal presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, che chiede ai gruppi parlamentari di "lavorare insieme ad una proposta di legge". "La riforma della governance è assolutamente materia del Parlamento - ha sostenuto Fico a margine del convegno organizzato dalla Rai - ed è il Parlamento che deve affrontarla anche in tempi non velocissimi per riformare il servizio pubblico da qui a 10 o 20 anni. Nella riforma dovremo far comprendere perché vengono eletti i consiglieri e quali meriti hanno. Se la tv è il quarto potere, deve essere trattato come tale, garantendo una netta divisione rispetto agli altri poteri".

A chi gli chiedeva se in assenza di una riforma, alla scadenza dell'attuale Cda Rai nella prossima primavera, si rivoterà con la legge Gasparri, Fico ha risposto: "Spero di no, ma se non avremo una riforma spero che si segua un altro tipo di percorso. Il M5s non ha aspettato che cambiassero le leggi per assumere un comportamento diverso in più occasioni ben note. In Italia dietro la legge spesso si nasconde l'inganno, anche in questo caso occorrerà trovare una soluzione all'inganno". 

Giacomelli: "Faremo riforma del canone"
"Il nostro primo obiettivo è scuotere il servizio pubblico del nostro Paese da questo immobilismo quasi ventennale. Non si tratta di cercare colpe o retroscena. Diciamo che una fase si è chiusa ed è necessario aprirne una nuova che dia una nuova legittimazione e nella quale il servizio pubblico conquisti una nuova centralità nel Paese, capace di guardare alle dinamiche del futuro". A dirlo è il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, intervenendo in video al convegno. 

"Dobbiamo essere capaci - ha detto Giacomelli - di mettere in campo antenne sensibilissime" perché "l'immobilismo e la conservazione sono mortali per la Rai. Coerentemente con il fatto che l'azienda sarà la concessionaria del servizio pubblico, lavoriamo per predisporre atti e proposte di riforma da sottoporre al Parlamento in tre punti chiave: una riforma radicale del canone, che introduca equità, certezza di risorse e che lo renda meno odioso ai cittadini. Avanzeremo rapidamente una proposta su questo. Secondo - prosegue - bisogna intervenire su una riforma della governance che restituisca alla Rai il suo ruolo di azienda in una diminuita invasività della politica, ma non delle istituzioni. Terzo, il rinnovo per la convenzione per la concessione del servizio pubblico che abbia chiarezza nel mandato e nelle risorse, oltre a modalità innovative".

Cardani: "Si arrivi a rinnovo concessione con riforma"
La concessione per il servizio pubblico televisivo "va ricostruita attraverso una riforma. L'ultima risale al 1975 e molta acqua da allora è passata sotto i ponti". A dirlo è il presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani.

Elencando le sfide che si pongono all'orizzonte della Rai, dalla mission all'indipendenza e alla governance, "il servizio pubblico - ha spiegato Cardani - è necessario, anzi serve sempre più servizio pubblico. Serve una legislatura chiara con un sistema altrettanto chiaro. La moltiplicazione dell'offerta televisiva non cambia la sostanza del problema. Anzi - prosegue la tv gratuita pur essendo quella con il maggior indice di ascolto è considerata la meno affidabile. E questo rende ancor più importante il ruolo del servizio pubblico".

A oggi, però, "l'assetto delle istituzioni che regola le attività della Rai - ha sottolineato ancora Cardani - è demandato a tre soggetti: ministero dello Sviluppo economico, commissione di Vigilanza e Agcom. Questo è il risultato di una legislazione che si è annodata su se stessa in anni e anni. Disboscare un intreccio di questo tipo potrebbe essere un bell'esercizio per i Parlamento". 
Condividi