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ITALIA

Un convegno sul Servizio Pubblico e la sua declinazione europea

Tarantola: "In Italia il sistema duale non funziona"

Di seguito l'intervento introduttivo integrale del Presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, al convegno "Missione, indipendenza e governance" cui partecipano i massimi esperti di televisione e media italiani ed europei

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di Anna Maria Tarantola (Presidente Rai) Da alcuni mesi, in vista del rinnovo, nel 2016, della Convenzione per l’esercizio del Servizio Pubblico radiotelevisivo, si è sviluppato un ampio dibattito sul futuro della attuale concessionaria. Dibattito talora acceso, e spesso critico, che ha coinvolto molti interlocutori del mondo sociale, politico e culturale. Discussioni certamente utili, ma talora frammentate. In questo contesto di diffuso e continuo “brainstorming” abbiamo sentito il bisogno di dare anche noi, come Rai, un contributo di riflessione sui temi di maggiore interesse: il contesto normativo, l’offerta e la tecnologia. Dedicheremo a queste grandi tematiche tre giorni di studio, non per fornire soluzioni, non è il nostro compito e non intendiamo sostituirci a nessuno, ma per acquisire pareri ed effettuare analisi approfondite grazie all’autorevolezza degli esperti presenti e dei rappresentanti di alcuni Servizi Pubblici europei che ci porteranno le loro concrete esperienze.

Siamo consapevoli che la Rai ha caratteri originali e specificità nazionali, problemi ed opportunità peculiari che vanno attentamente analizzati e ponderati, ma sappiamo anche che tutti i Servizi Pubblici hanno sfide comuni. Una per tutte: il passaggio da “broadcaster” a “media company”. Sapere come altri stanno affrontando o hanno già affrontato la competizione digitale, o come intendono posizionarsi in uno scenario in cui le economie di scala contano, eccome – sono tutti elementi che possono indubbiamente offrire un valore aggiunto di non poco conto alla riflessione. Condividiamo tutti le stesse tematiche di fondo, che si tratti di rivolgerci ai bambini o di informare in modo obiettivo. D’altro canto tutti i Paesi dell’UE recepiscono le indicazioni che emanano da Bruxelles, dalle istituzioni comunitarie. E nessun Servizio Pubblico ignora ciò che il Parlamento Europeo auspica in termini di libertà dell’informazione o le dichiarazioni del Consiglio d’Europa sul tema sensibile della “governance” dei media di Servizio Pubblico. E ancora tutti i Servizi Pubblici, attraverso gli scambi e le co-produzioni, svolgono un ruolo internazionale rilevante per le comunità di riferimento. La dimensione europea è, dunque, parte integrante della nostra dimensione nazionale. Come ama ripetere il nostro Presidente della Repubblica: sentirsi europei, essere europei “significa innanzitutto avere consapevolezza di una storia e di una cultura comune”; significa saper tirare “un filo, che è quello della grande cultura europea”, dare rilievo ad “un insieme di valori”, a “un approccio comune, a un'interconnessione straordinaria” che va dalla musica alla ricerca scientifica. A mio avviso queste indicazioni valgono anche per i media di Servizio Pubblico in Europa. Ecco perché il nostro convegno è volto in particolare ad acquisire “l’esperienza europea”.

Venendo alla giornata di oggi il tema del contesto normativo viene declinato partendo dall’analisi di quale debba essere, nella seconda decade del XXI secolo, la missione di Servizio Pubblico. Questo è il punto di partenza di qualsiasi riflessione, perché senza una chiara e condivisa visione di quale deve essere la missione di Servizio Pubblico e un forte committment da parte di Parlamento e Governo su tale missione attraverso una sua esplicitazione normativa non ha senso parlare di indipendenza, governance e risorse. Parlare di missione vuol dire non solo cosa deve fare il Servizio Pubblico, ma anche, e direi soprattutto, chi lo legittima e a chi deve rendere conto e come. Tema ampio e trasversale.

Ne discuteranno, oltre alla sottoscritta, Jean-Paul Philippot, Presidente dell’European Broadcasting Union (EBU), Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo con un proprio videomessaggio e il Professor Giuliano Amato membro della Consulta. Modera il Professor Aldo Grasso. 
Nella sessione successiva si affronterà il tema dell’indipendenza soprattutto per capire come si concretizza. Non vogliamo sviluppare concetti teorici, ma esaminare i risvolti pratici.

L’indipendenza di azione e di iniziativa è, deve essere la cifra distintiva del Servizio Pubblico e deve essere una indipendenza non solo da influenze e intromissioni delle forze politiche ma anche di quelle economiche; solo così il Servizio Pubblico può conseguire elevati standard editoriali in termini di imparzialità, oggettività e equità.
Di indipendenza, moderatore il Dottor Marcello Sorgi, parleranno il Direttore Generale di ARD Ulrich Wilhelm, il Presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia Maarten Van Aalderen e l’Onorevole Silvia Costa, Presidente Commissione per la cultura e l’istruzione al Parlamento Europeo.
Ma l’indipendenza non si persegue senza una buona governance e risorse finanziare adeguate e certe per un periodo sufficientemente lungo per garantire al Servizio Pubblico la possibilità di pianificare la gestione e la progettualità.

Una buona governance è indispensabile per far fronte efficacemente alle sfide rivenienti dalla evoluzione tecnologica e dalla concorrenza di vecchi e nuovi attori e per fornire contenuti di qualità, contribuendo alla democrazia e alla coesione sociale. Consentitemi una riflessione personale: nel nostro Paese si tende a far coincidere una buona governance con il sistema di nomina dei membri dell’organo amministrativo. Certo le modalità di nomina sono importanti, ma non sono sufficienti ai fini del corretto funzionamento dell’organo consiliare e della complessiva gestione aziendale. Anche la composizione – ad esempio con rappresentanti di diverse competenze, genere, età ed estrazione – è molto importante così come una chiara e puntuale definizione di ruoli e responsabilità. Nel nostro Paese, ad esempio, il sistema duale non ha avuto successo anche perché non sono risultati chiaramente definiti i ruoli del Consiglio di Sorveglianza e del Consiglio di Gestione: sovrapposizioni e aree grigie determinano incertezze gestionali che possono pregiudicarne i risultati.
Di governance ne parleranno il Professor Enzo Cheli, l’Onorevole Gianni Pittella, il Professor Luigi Arturo Bianchi e il dott. Graham Ellis, Vice Direttore della Radiofonia della BBC. Modera il Dottor Giovanni Valentini.

Infine, ma non ultimo, affronteremo il tema forse più critico e delicato: quello del canone ormai da molti definito la tassa più odiata dagli italiani.
In Italia l’evasione è stimata al 27 per cento circa, dato enormemente superiore alla media europea che si stima all’intorno del 9 per cento. Tante le cause, ma tra tutte il sistema di riscossione non efficace. La contabilità separata che dà conto, secondo le regole stabilite dall’Agicom, del costo sostenuto dalla concessionaria per la realizzazione dei compiti previsti dal Contratto di Servizio (costo che dovrebbe per legge essere coperto dal canone) registra uno sbilancio a favore della Rai, a partire dal 2005, di oltre 2,3 miliardi di euro. Occorre intervenire anche (e forse soprattutto) per motivi di equità e di giustizia nei confronti di coloro che pagano il canone.
La domanda di fondo che molti si pongono è: perché devo pagare il canone? Per dare una risposta dobbiamo tornare alla missione e dimostrare che in virtù di questa missione, il Servizio Pubblico dà a coloro che pagano il canone qualcosa di più e di diverso rispetto alle TV commerciali gratuite o pay che siano.

Di risorse finanziare e di indipendenza economica ne discuteranno il Professor Franco Bassanini e il Direttore Generale EBU Ingrid Deltenre. Modera il Direttore Roberto Napoletano.
A seguire, l’Onorevole Europarlamentare Viviane Reding parlerà de “La prospettiva europea del Servizio Pubblico”.
Chiuderanno la giornata gli interventi di alcune delle istituzioni rilevanti per la Rai: il Presidente dell’Agicom Angelo Marcello Cardani e il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico.
Auspico che al termine di questa intensa giornata potremo avere un quadro più completo delle varie tematiche e quindi un’utile base di lavoro per un progetto di riforma della Rai – questa Azienda che ci sta tanto a cuore perché ha nel cuore i propri cittadini.

Come ho cercato di argomentare, i quattro temi sono strettamente correlati tra di loro e una modifica normativa non può che affrontarli in modo unitario ed organico. Sarebbe opportuno un nuovo Testo Unico che tenga conto dei rilevanti mutamenti di contesto intervenuti: il rapido e tumultuoso sviluppo e utilizzo della rete come fonte, tra l’altro, di comunicazione in un processo da molti a molti; la copresenza di infrastrutture fisse e mobili di banda larga da un lato e dei device fissi e mobili connettibili alla rete dall’altro: l’affermazione di nuove logiche di interazione tra persone e tra queste e i media; e ancora la crescita delle applicazioni scaricabili dagli store digitali proposti dai gestori delle piattaforme. Questi mutamenti sollevano molti problemi che sono rilevanti anche per i Servizi Pubblici.

Gli Stati Membri dell’Unione Europea stanno affrontando questi temi cercando una posizione comune; ad esempio, nell’attuale processo di transizione nella gestione della Rete da un modello USA-centrico a un nuovo modello multi “stakeholder”, l’Europa sta cercando di parlare con una voce sola su temi fondamentali come sicurezza, “net neutrality”, “privacy” e rispetto della persona in Rete tenendo nel debito conto le peculiarità dei media di Servizio Pubblico.

Ringrazio tutti gli ospiti e gli esperti che interverranno e dichiaro aperti i lavori.
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