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ITALIA

L'emergenza

Immigrazione, il Viminale contro le regioni 'ribelli'. Oltre 80mila le persone da assistere

Da gennaio 55 mila arrivi. L’allarme degli inglesi: mezzo milione di persone pronte a partire. Il ministero, pronto a utilizzare anche le caserme come centri profughi, ricorda a Maroni che fu lui a varare il sistema delle quote

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"L’emergenza profughi" deve essere affrontata "attraverso uno sforzo comune affinché fino a 50 mila profughi siano equamente distribuiti nel territorio nazionale, in ciascuna Regione". Ad affermarlo era l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni, quello stesso Maroni che oggi, da governatore della Lombardia, quella redistribuzione e quell'impegno comune rinnega. E a sottolineare il cambio di rotta dell'ex ministro, dettato come dicono i maligni forse anche dalla voglia di spostare l'attenzione dallo scandalo dei posti per le collaboratrici, è l'attuale titolare del Viminale: Angelino Alfano.

"Vorrei tranquillizzarlo - ha detto Alfano rispondendo a Maroni -, farò ciò che fece lui al mio posto e chiederò ai sindaci ciò che ha chiesto lui il 30 marzo del 2011 in piena emergenza immigrazione. Lui ha oggi gli stessi poteri e gli stessi doveri che avevano i presidenti delle Regioni quando parlavano con l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni". 

"Milano attende le direttive e gli invii che il Governo effettuerà e risponderà secondo i criteri generali", assicura il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, rispondendo a Maroni che aveva diffidato i sindaci dall'accogliere i migranti. Da Maroni, comunque, "nessuna lettera o indicazione - ha aggiunto il prefetto -. Sono vicende di carattere politico che non spetta al prefetto valutare".

Intanto, mentre la polemica tra i governatori del nord (Zaia, Toti e, appunto, Maroni) e il governo centrale raggiunge il suo acme, con lo spettro di uno scontro istituzionale, continuano gli sbarchi, arrivati ormai oltre quota 50mila da inizio anno, e si cercano nuove soluzioni per sistemare i migranti. E tra questa è tornata in auge l'ipoetsi di utilizzare vecchie caserme (da rendere agibili), che però potrebbero non essere sufficienti per fronteggiare l’emergenza. Al Viminale non si nasconde la preoccupazione e qualcuno comincia anche a paventare l'idea di dover attrezzare campi profughi. Così come ci sono in Giordania, in Libano, in Turchia. Nei paesi che confinano con regioni teatri di guerra.

La minaccia oltretutto  -  almeno questa è la convinzione del governo  -  danneggia l'immagine dell'Italia proprio mentre Renzi è impegnato nella battaglia europea per distribuire tra tutti i partner dell'Unione i migranti che sbarcano in Italia e in Grecia. Oggi Alfano riceverà a Roma il commissario europeo all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos, la cui visita era già fissata da giorni. 

In questa situazione, anche se un processo di pacificazione dovesse muovere i primi passi, la stabilizzazione della Libia non potrà realizzarsi nel giro di poche ore. Secondo fonti britanniche, quasi mezzo milione di migranti sono pronti a partire. Significativo che ieri delle 15 imbarcazioni salpate, 12 erano gommoni. Un naviglio povero, molto precario. Che potrebbe essere la spia di una difficoltà delle organizzazioni criminali a reperire pescherecci e barconi. Nelle ultime settimane, infatti, i mezzi lasciati alla deriva, dopo il trasferimento dei migranti sulle navi militari, spesso affondano. 

 
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