ITALIA
In corso l'interrogatorio di Giardiello
Milano, strage al Tribunale. L'accusa dei magistrati: "Lasciati soli, troppa rabbia contro di noi"
Aula Magna gremita per la cerimonia di commemorazione delle tre vittime; Sabelli: "Strage valore simbolico, occorre richiamare tutti al rispetto della giustizia". In tribunale anche la mamma di Appiani: "Mio figlio morto perché non era una marionetta"

Il ricordo della madre di Appiani
All'assemblea dell'Anm è intervenuta anche la madre l'avvocato Lorenzo Claris Appiani. "È morto perché non è stato una marionetta nelle mani dei clienti, perché sin dal giuramento aveva imparato il principio che bisogna fare ciò che è giusto per il cliente". Poi il ricordo di un'altra delle vittime, il giudice Fernando Ciampi. "Non abbiamo paura o forse sì, ne abbiamo un po', ma faremo come Fernando, non lo daremo a vedere mai. Ciao Fernando" le parole del presidente della sezione specializzata Imprese del tribunale civile di Milano, Marina Tavassi.
Interrogatorio di convalida dell'arresto
Intanto l'interrogatorio di convalida dell'arresto di Giardiello ha avuto inizio stamane nel carcere di San Quirico di Monza. Attorno alle 9.30 è arrivato il legale dell'uomo, Nadia Savoca e, poco dopo, il Gip Patrizia Gallucci. "Stiamo valutando ancora - ha detto l'avvocato - se rispondere o meno alle domande del giudice". Dopo aver deciso se convalidare o meno il fermo, il Gip trasmetterà gli atti a Brescia, competente per le indagini che riguardano magistrati milanesi.
L'accusa
Lunedì previste le autopsie delle vittime. Il fascicolo che è stato aperto è di omicidio plurimo premeditato, tentato omicidio e lesioni gravi; non è escluso che venga ipotizzato il reato di strage.
Rafforzata la sicurezza
Intanto le attività nel Palazzo di Giustizia ieri si sono svolte regolarmente. Sono stati rafforzati i controlli di sicurezza sia all'interno, sia all'esterno dell'edificio e una lunga fila si è formata ieri mattina davanti all'entrata principale di corso di Porta Vittoria. File anche fuori degli altri ingressi del palazzo di Giustizia ."È tutto normale, i controlli procedono come sempre", spiega una guardia privata in uno degli ingressi. Secondo un rappresentante dei vertici degli uffici giudiziari, però, ieri i controlli sono stati più stringenti del solito.
Esplode la polemica: Come è potuto succedere?
Scoppia la polemica sulla sicurezza nei Palazzi di Giustizia. Sarebbe stata infatti una "falla" nei controlli che avrebbe permesso a Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta, di entrare armato in tribunale e poi di muoversi liberamente dentro l'edificio. Prima infatti ha aperto il fuoco nell'aula dell'udienza, al terzo piano e ha ucciso l'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e il coimputato al processo per bancarotta, Giorgio Erba. Ha poi rivolto l'arma contro Davide Limongelli ferendolo. Quindi nel momento di massima confusione è sceso al primo piano, ferito il commercialista che era stato consulente nel corso del procedimento poi tornato indietro, al secondo piano, è entrato nella stanza del giudice fallimentare Fernando Ciampi e lo ha ucciso sparandogli due colpi. Fuggito dal Palazzo di Giustizia è stato bloccato a Vimercate.

Il metal detector e il tesserino
Giardiello è entrato dall'ingresso di via Manara, un'entrata riservata al personale, ai magistrati e agli avvocati e che, per questo, non è dotato di metal detector. Il metal detector tolto dopo dei lavori di ristrutturazione non è mai stato rimesso. "Si tratta di un ingresso riservato al personale - ha precisato il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati - che può entrare esibendo i documenti". Per entrare Giardiello avrebbe utilizzato un tesserino falso, come emergerebbe dai filmati delle telecamere di sorveglianza, che finora non è stato però ritrovato. A casa di Giardiello, come rivelano le prime indagini, sono stati però trovati tesserini simili a quelli dei legali. Sotto accusa finiscono ora questi controlli che non sarebbero così approfonditi come dovrebbero, limitati ad un'occhiata veloce al tesserino. "Ci sono state falle nel sistema di sicurezza - ha ammesso Liberati - ma finora aveva sempre funzionato". Di solito sono in quattro all'ingresso, i vigilantes si difendono: migliaia le persone che accedono ogni giorno da via Manara. Alcuni puntano il dito anche contro il sistema di evacuazione nei casi di emergenza. "Siamo rimasti in balia di noi stessi all'interno della struttura - ha spiegato un avvocato, Emanuele Perego - in una situazione di confusione totale, senza nessuno che ci dicesse cosa fare".
Il lavoro dei vigilantes sotto la lente degli inquirenti
La Procura di Brescia si occuperà anche delle indagini su eventuali 'falle' nel sistema di sicurezza e di sorveglianza agli ingressi del Palazzo di giustizia di Milano. Probabilmente verranno ascoltati anche gli addetti alla sorveglianza, dipendenti di una società privata, in servizio quando l'uomo è riuscito a entrare armato nell'edificio. Anche se, secondo fonti vicine alle indagini, a causa del grande afflusso di persone è poco probabile che i vigilantes abbiano notato l'uomo mentre superava i controlli all'ingresso.