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MONDO

Russia

Navalny, la portavoce Kira Yarmish ai domiciliari fino al 23 marzo

Amnesty International chiede la liberazione dei manifestanti arrestati

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Il tribunale Basmanny di Mosca ha ordinato gli arresti domiciliari fino al 23 marzo per Kira Yarmish, portavoce del principale rivale politico di Putin, Alexey Navalny. Lo riporta la testata online Meduza, secondo cui Yarmish è accusata di aver violato le norme anti-Covid invitando a partecipare alla manifestazione di massa del 23 gennaio contro la detenzione di Navalny. Nei giorni scorsi sono stati ordinati i domiciliari anche per il fratello di Alexey Navalny, Oleg, per la legale del Fondo Anticorruzione di Navalny, Liubov Sobol e per altri collaboratori dell'oppositore.

Navalny è detenuto nel carcere moscovita di Matrosskaya Tishina, domani è attesa l'udienza che dovrebbe decidere se trasformare una sua precedente condanna con la condizionale in tre anni e mezzo di detenzione.

Intanto in una nota Amnesty International dice: "8mila è il numero minimo di arresti effettuato dall'inizio delle manifestazioni in Russia! Il Cremlino prova a soffocare le voci critiche che si alzano da due settimane in tutto il Paese. Chiediamo la liberazione immediata dei manifestanti arrestati".

Ma la situazione potrebbe peggiorare
L'ufficio del procuratore generale in Russia ha reso noto il suo sostegno alla richiesta, inoltrata dal  Servizio penitenziario federale, di convertire la condanna sospesa di  Aleksei Navalny per il caso "Yves Rocher" del 2014 in una detenzione effettiva con l'accusa di violazioni multiple della libertà vigilata che gli era stata concessa. L'inizio del processo è stato fissato per  domani. Navalny era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere, con la pena sospesa, e a cinque di libertà vigilata, un periodo esteso di un altro anno nel 2017, dopo essere stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita (un caso giudicato dalla Corte europea per i diritti dell'uomo motivato politicamente).

Il periodo di libertà vigilata scadeva il 30 dicembre  scorso. Ma due giorni prima, il Servizio penitenziario aveva chiesto a Navalny di presentarsi, avendolo dichiarato guarito dal mese di ottobre sulla base del contenuto di un articolo pubblicato dalla rivista Lancet. Navalny era quindi stato fermato al suo ritorno in Russia e il giorno successivo gli erano stati imposti 30 giorni di custodia cautelare per le multiple violazioni dei termini della libertà vigilata che gli era stata concessa.
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