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MONDO

Il terremoto

Nepal, i morti sono oltre 6.000. Donna estratta viva dopo 128 ore dal sisma

Dopo il ragazzo di 15 anni estratto vivo dalle macerie salvata una ragazza di 24. Quasi 150 mila le case rase al suolo e altrettante hanno subito gravi danni

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Si aggiorna e si aggrava il bilancio del terremoto che ha colpito il Nepal sabato scorso. La polizia nepalese ha aggiornato il numero delle vittime indicando che il numero dei morti è salito a 6.198, mentre quello dei feriti ha raggiunto quota 13.827. Per quanto riguarda lo stato degli alloggi, sono state censite 148.329 case completamente distrutte mentre altre 136.582 hanno subito danni gravi.

Dalla tragedia arrivano però anche storie a lieto fine e, dopo Pemba Lama, il ragazzo di 15 anni estratto vivo dalle rovine di una guest house a Kathmandu, ieri un team misto nepalese e israeliano ha salvato, dopo 128 ore dal terremoto, anche una donna di 24 anni, Krishna Devi Khadka. Anche la giovane Krishna era rimasta bloccata fra le macerie di una guest house, Janasewa, nel villaggio di Gonggabu, non lontano dalla capitale. La donna è ora ricoverata in ospedale e non è in pericolo di vita.

A Kathmandu il team di soccorso italiano
Il team italiano di 36 soccorritori è arrivato ieri sera a Kathmandu ed è formato da una task force chirurgica dell'Azienda universitaria pisana e da vigili del fuoco del comando provinciale di Pisa con la coordinazione della Protezione Civile. Il primo compito sarà di montare un ospedale da campo in una area terremotata che deve ancora essere decisa dal governo nepalese. In particolare, l'equipe dei vigili del fuoco, tra cui ci sono quattro ingegneri, offrirà anche la sua esperienza nel campo della valutazione dei danni strutturali degli edifici.

Il rientro degli italiani
E' atterrato ieri sera poco dopo le 21 all'aeroporto di Pratica di Mare un aereo 767 della Aeronautica Militare che ha riportato in Italia una trentina di italiani. Mentre a Bologna, dove vive e lavora, è rientrato Francesco Quadruccio, il 36enne avvocato aquilano bloccato per alcuni giorni a Kathmandu. Insieme lui è tornato il compagno di escursioni, Francesco Vetrone, di Bologna, col quale aveva 'toccato' i 5 mila metri del campo base dell'Everest pochi giorni prima del sisma. I due stanno bene, anche se sono molto provati dalla terribile esperienza che li ha portati a dormire all'aperto con poca acqua e cibo in mezzo alla distruzione ed i morti, dopo essere usciti indenni dall'albergo dove alloggiavano. Come conferma la Farnesina, i due sono tornati dopo due giorni di viaggio con voli prenotati dai familiari e non attraverso il consolato.

E questa notte è arrivato a Parigi Giovanni "Nanni" Pizzorni, il torrentista di 52 anni di Recco (Genova) rimasto gravemente ferito durante il sisma. Pizzorni che ha riportato la frattura del femore e del bacino si trova ricoverato in una clinica della capitale francese dove nelle prossime ore sarà sottoposto ad una serie di accertamenti clinici e sanitari. I medici valuteranno anche la possibilità di effettuare un intervento chirurgico per la riduzione delle fratture. Lo speleologo genovese ha sentito telefonicamente la madre Marisa Ardoino alla quale ha detto di stare bene pur dicendosi molto provato. Pizzorni è seguito anche da uno staff medico del Centro Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico. Il genovese, un torrentista di fama internazionale, si trovava nella valle del Langtang insieme a tre speleologi. Pizzorno è stato estratto dalle macerie dall'amico Giuseppe Antonini mentre gli altri due membri della spedizione, Oskar Piazza e Gigliola Mancinelli, hanno perso la vita.
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