La lettera di una madre egiziana alla mamma di Giulio: invidio il tuo coraggio "Ti invidio per questo coraggio nel presentare le tue richieste determinate, ti invidio l'interesse del tuo governo per la causa di tuo figlio e, scusami, ti invidio per averlo potuto rivedere, anche se in modo tragico": così scrive alla madre di Giulio Regeni una donna egiziana mamma di un ragazzo scomparso in Egitto nel 2013, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. "Cara Paola Regeni, sono passati mille giorni dal rapimento di mio figlio Amr Ibrahim Metwalli - si legge nel testo sul Corriere -, che è stato nascosto nelle carceri del potere egiziano. Io e mille altre madri egiziane vorremmo rivedere i nostri figli, vedere che i media dell'Egitto parlassero delle nostre tragedie, invece di accusarci di raccontare bugie; vorremmo che un procuratore ci desse un po' d'ascolto". "Signora Regeni - conclude la lettera -, io e altre centinaia di mamme egiziane ti diciamo che la causa di tuo figlio è la nostra e che la causa dei nostri figli è nelle tue mani. La scoperta della verità su Giulio riporterà a noi i nostri figli e i nostri diritti. E ti diciamo anche che i nostri cuori si calmeranno soltanto quando tu e la tua famiglia otterrete giustizia". ">
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MONDO

Delegazione del Cairo per due giorni a Roma

Regeni, il vertice Italia-Egitto. Primo scambio di informazioni, massimo riserbo dei pm

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Lo scambio di informazioni tra inquirenti egiziani e italiani c'è stato, ma la linea di piazzale Clodio è di tenere il massimo riserbo sui documenti arrivati dal Cairo almeno fino a domani, quando il vertice sul caso Giulio Regeni sarà ufficialmente concluso. Domani, a riunione finita, sarà divulgato un comunicato congiunto.

Secondo quanto si apprende, gli italiani hanno fornito ai colleghi egiziani informazioni sull'esame autoptico dell'Istituto di medicina legale dell'Università La Sapienza e sulle perizie svolte sul computer di Giulio. La delegazione egiziana ha aggiornato i pm romani sulle indagini svolte dopo il 14 marzo, giorno in cui il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e il pm Sergio Colaiocco, responsabili del fascicolo si sono recati al Cairo per una riunione sul caso Regeni, a seguito dell'invito arrivato dai vertici dell'autorità giudiziaria cairota.

Una "fonte giudiziaria" egiziana citata dal quotidiano Al Masry Al Youm aggiunge qualche dettaglio sul contenuto del dossier.  Ci sono "le registrazioni delle videocamere di sorveglianza", un "registro delle chiamate del  telefono portatile (di Giulio, ndr)", "il rapporto di medicina legale sull'autopsia" e "le testimonianze di ufficiali e amici della vittima".

Della delegazione egiziana fanno parte il generale Adel Gaffar e il brigadiere generale Alaa Abdel Megid, dei servizi centrali della polizia egiziana, il vicedirettore della polizia criminale del governatorato di Giza, maggiore Mostafa Meabed, e poi due magistrati della Procura del Cairo, Mostafa Soliman e Mohamed Hamdy El Sayed.




La lettera di una madre egiziana alla mamma di Giulio: invidio il tuo coraggio
"Ti invidio per questo coraggio nel presentare le tue richieste determinate, ti invidio l'interesse del tuo governo per la causa di tuo figlio e, scusami, ti invidio per averlo potuto rivedere, anche se in modo tragico": così scrive alla madre di Giulio Regeni una donna egiziana mamma di un ragazzo scomparso in Egitto nel 2013, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera.

"Cara Paola Regeni, sono passati mille giorni dal rapimento di mio figlio Amr Ibrahim Metwalli - si legge nel testo sul Corriere -, che è stato nascosto nelle carceri del potere egiziano. Io e mille altre madri egiziane vorremmo rivedere i nostri figli, vedere che i media dell'Egitto parlassero delle nostre tragedie, invece di accusarci di raccontare bugie; vorremmo che un procuratore ci desse un po' d'ascolto".

"Signora Regeni - conclude la lettera -, io e altre centinaia di mamme egiziane ti diciamo che la causa di tuo figlio è la nostra e che la causa dei nostri figli è nelle tue mani. La scoperta della verità su Giulio riporterà a noi i nostri figli e i nostri diritti. E ti diciamo anche che i nostri cuori si calmeranno soltanto quando tu e la tua famiglia otterrete giustizia". 
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