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MONDO

Gentiloni riferisce in Senato e nel pomeriggio alla Camera

Regeni, Gentiloni: "Ci fermeremo solo quando arriveremo alla verità"

"Se non ci sarà un cambio di marcia, il governo è pronto a reagire adottando misure immediate e proporzionate", ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'audizione al Senato. Intanto il 7 e 8 aprile l'incontro a Roma tra gli inquirenti e gli investigatori di Italia ed Egitto che indagano sulla morte del ricercatore friulano

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"Ci fermereno solo quando arriveremo alla verità". Con queste parole il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha iniziato l'audizione in Senato sulla vicenda Regeni. E ha proseguito: "Siamo alla vigilia di importanti incontri che potrebbero essere decisivi per lo sviluppo delle indagini", ricordando che: "l'omicidio di Regeni ha scosso le nostre coscienze e il Paese intero perchè è stata stroncata la vita di un italiano esemplare, per il modo in cui è stato atrocemente torturato e ucciso e per la lezioni di compostezza dei genitori".
Sulle indagini, il ministro ha ribadito: "la collaborazione delle autorità egiziane col passare delle settimane si è mostrata generica e insufficiente, il dossier
presentato mancava di punti importanti e ulteriori difficoltà sono giunte dall'accavallarsi di versione semiufficiali, smentite e verità di comodo che in questi mesi sono circolate con troppa frequenza e sempre al di fuori dei
rapporti istituiti tra inquirenti". E alla fine Gentiloni avverte: "Se non ci sarà un cambio di marcia, il governo è pronto a reagire adottando misure immediate e proporzionate, per ragioni di Stato non permetteremo che sarà calpestata la dignità dell'Italia auspicando che: "il Parlamento faccia sentire la sua voce unitaria". Nel pomeriggio, l'audizione alla Camera.

Il giornale 'Al Shourouk' intanto fa sapere che secondo fonti della sicurezza egiziana "gli apparati interessati hanno preparato un dossier sulla vicenda di 2000 pagine che indica le linee generali del crimine e la scomparsa del corpo, nonchè le indagini su 200 persone di diverse nazionalità che avevano relazioni con la vittima". La Procura di Roma ha smentito la notizia riportata dal sito egiziano 'Horria post.net', secondo cui il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, avrebbe chiesto che della delegazione egiziana facciano parte 14 persone, tra le quali il consigliere del presidente per la sicurezza nazionale Fayza Aboul Naga. 

A Roma il 7 e l'8 aprile l'incontro Italia-Egitto
Si terrà a Roma il 7 e l'8 aprile l'incontro tra gli inquirenti e gli investigatori italiani ed egiziani che indagano sulla morte del ricercatore friulano, e non domani come inizialmente previsto. All'incontro, per la parte egiziana, parteciperanno due magistrati e tre funzionari di Polizia. Per l'Italia ci saranno i magistrati della Procura di Roma, gli investigatori del Servizio centrale operativo della Polizia e del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri. Lo rende noto un comunicato del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. 

Il Dossier di 2000 pagine
Stando a fonti della sicurezza "ben informate" citate da 'Al-Shourouk', quella che si recherà a Roma per incontrare il procuratore Pignatone "potrebbe essere una delegazione di magistrati" e nelle 2000 pagine del dossier "vengono individuati i filoni principali del delitto e riportati gli interrogatori con oltre 200 persone di varia nazionalità sulle loro relazioni con la vittima". Il rapporto metterebbe anche in evidenza come "il caso si sviluppi su più fronti, tra cui quello dei compagni della vittima che hanno lasciato l'Egitto dopo la sua morte, quello della banda armata specializzata nel rapinare stranieri in Egitto, soprattutto dopo il ritrovamento nell'abitazione della sorella di uno degli imputati della banda degli effetti personali di Regeni e quello rappresentato dalle informazioni rinvenute nel suo computer portatile personale". Il dossier affronterebbe poi "le molteplici relazioni della vittima nonostante il breve periodo trascorso in Egitto" e un "rapporto sugli indizi del delitto e sulle impronte ritrovate sugli effetti personali di Regeni a Qalyubiyah", oltre a un "dossier  fotografico sul luogo del ritrovamento del cadavere e sulla sua abitazione". E sulla partenza della delegazione, fonti della magistratura citate sempre da 'Al-Shourouk' sostengono che "al momento non è stata annunciata alcuna partenza per l'Italia, né di un team della procura e né di uno di magistrati". Una fonte del dipartimento di medicina legale avrebbe negato inoltre che nel team atteso in Italia vi sia anche un medico legale, precisando il vice ministro della Giustizia con delega per la Medicina legale non avrebbe per ora incaricato nessuno.

Il Cairo frena sulla pista della banda criminale
Intanto ieri si è registrata una nuova frenata del governo egiziano sull'ultima versione fornita dalla polizia in merito all'omicidio di Giulio Regeni. Il portavoce del ministero dell'Interno, generale Abu Bakr Abdel Karim, ha detto nel corso di una trasmissione televisiva sul canale "Hayat al Youm" che il dicastero non è certo che Regeni sia stato ucciso da una banda specializzata nelle rapine agli stranieri, come ipotizzato invece dagli investigatori egiziani. "La ricerca dei responsabili è ancora in corso. Non possiamo confermare che Regeni sia stato ucciso da questa banda", ha detto Abu Bakr, confermando che le autorità egiziane non hanno mai chiuso il caso. "Le indagini sono in corso e non si sono mai interrotte, al contrario di quello che pensa qualcuno", ha detto Abu Bakr.

La scorsa settimana, gli effetti personali del ricercatore italiano sono stati trovati in un appartamento appartenente alla sorella di Tarek Saad Abdel Fatah, presunto capo di una sedicente banda criminale specializzata nelle rapine agli stranieri, nel distretto di Shobra al Khaima, nel governatorato di Qalyubia. Il sospetto criminale, originario di Sharqia, è stato ucciso dalle forze di sicurezza egiziane insieme ad altre quattro persone la mattina dello scorso giovedì, 24 marzo, in una sparatoria a Heliopolis. Il portavoce del ministero ha precisato che questo ritrovamento "rientra nelle indagini" sull'omicidio del ricercatore italiano e non si è trattato di un'operazione casuale.
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