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MONDO

La manifestazione con 2000 atleti da tutto il mondo inizia tra le proteste

Contestata la Rousseff all'apertura dei Giochi dei popoli indigeni: "Ci rubate la terra"

Tra le rimostranze dei manifestanti, anche la costruzione di una grande diga di Belo Monte, per il quale sono stati distrutti migliaia di ettari di foresta tropicale.

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Si sono aperti con una contestazione al presidente del Brasile, Dilma Rousseff, i Giochi dei popoli indigeni nella città amazzonica di Palmas, la manifestazione sportiva che vede la partecipazione di 2.000 atleti di decine di etnie sudamericane ma anche di Paesi lontani, come Mongolia e Nuova Zelanda.

La cerimonia inaugurale, dunque, è stata tutt'altro che festosa. Centinaia di spettatori appartenenti a varie tribù hanno protestato rumorosamente contro le autorità presenti, lamentando il furto delle terre e la distruzione della loro cultura.

In particolare, a Dilma Rousseff hanno rimproverato di non aver mantenuto l'impegno a estendere la protezione legale per i territori degli indigeni, e inoltre, di aver avallato la costruzione della diga di Belo Monte, un progetto per il quale sono stati distrutti migliaia di ettari di foresta tropicale.  

Al grido di "Questa terra è nostra", un anziano signore si è impadronito di un microfono collegato agli altoparlanti per esporre le ragioni del dissenso, riscuotendo l'ovazione di tutto lo stadio.

A questi Giochi diversi gruppi etnici hanno deciso di boicottare l'evento per protesta mentre molti altri hanno scelto di sfruttare la copertura mediatica dell'evento per dar sfogo alle loro rimostranze.

L'apice della tensione si è avuto quando un indigeno a petto nudo e con lunghi capelli neri ha avvicinato la Rousseff che stava visitando uno stand e le ha urlato: "Stai uccidendo il nostro popolo!".
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