MONDO
Medio Oriente
Spianata delle moschee: Netanyahu ribadisce gli accordi e richiama all'ordine suo viceministro
Il premier israeliano ribadisce la validità degli accordi sulla Spianata delle moschee e riporta all'ordine il suo vice ministro che aveva detto: "Sogno la bandiera di Israele su Al Aqsa"

La precisazione è arrivata dopo la bufera scatenata dalle dichiarazioni del suo viceministro degli Esteri Tzipi Hotovely: "È il mio sogno di veder sventolare la bandiera di Israele sulla moschea di Al Aqsa", aveva dichiarato la Hotovely alla tv via cavo della Knesset, aggiungendo che il luogo sacro a musulmani ed ebrei è "il centro della sovranità israeliana, la capitale di Israele".
"Dovremmo issarvi la bandiera", aveva insistito la Hotovely, esponente della destra del partito del premier, il Likud, "questa è la capitale di Israele" e il Monte del Tempio (come Israele chiama quella che per gli arabi è la Spianata delle Moschee, ndr) è il luogo più sacro per il popolo ebraico". Dichiarazioni che sono come benzina sul fuoco in questo delicatissimo momento in cui le diplomazie internazionali stanno faticosamente lavorando per un accordo che possa consentire una convivenza pacifica fra i due popoli.
Netanyahu ha ribadito l'impegno a rispettare lo status quo che permette ai musulmani di pregare nel luogo santo e agli ebrei di visitarlo ma senza pregarvi. "La politica del governo israeliano sul Monte del Tempio è stata espressa dal primo ministro sabato sera e nulla è cambiato", è stato spiegato in una nota, "il premier ha già chiaro che si attende che tutti i membri del governo vi si attengano".
La Hotovely a quel punto si è allineata, precisando di aver espresso "opinioni personali che non riflettono la linea del governo". "Sono impegnata ad applicare la politica affermata dal primo ministro che ha dichiarato che non modificheremo lo status quo", ha aggiunto.
Esercito israeliano arresta 40 sospetti terroristi palestinesi
Intanto l'esercito israeliano ha arrestato la notte scorsa, in una serie di controlli in Cisgiordania, 44 palestinesi ricercati. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati fucili, pistole, coltelli, ordigni esplosivi, visori notturni e una grande quantità di munizioni. Su 44 arrestati, 40 sono sospettati di aver compiuto attività terroristiche e di aver partecipato a scontri.
Morto in ospedale israeliano ferito nell'attentato all'autobus
In un ospedale di Gerusalemme è morto oggi Richard Leikin, 76 anni, l'israeliano ferito due settimane fa in un attentato palestinese avvenuto in un autobus
nel rione di Armon Ha-Natziv e nel quale erano stati uccisi altri due passeggeri ebrei di 51 e 78 anni.
20.000 israeliani fanno causa a facebook
Circa 20.000 cittadini israeliani hanno intentato causa al gigante del web facebook, accusato di aver "intenzionalmente ignorato la diffusa istigazione e gli appelli all'omicidio di ebrei postati sulle sue pagine da palestinesi". Lo dice l'ong israeliana
'Shurat ah-din'. Per i querelanti, il rifiuto di facebook di rimuovere "l'ondata di video estremisti, affermazioni e fumetti postati dai palestinesi incoraggia l'attuale violenza".
Appello di 300 accademici britannici per boicottare università israeliana
Trecento studiosi britannici hanno dichiarato di voler boicottare Israele e le sue istituzioni accademiche a sostegno dei diritti dei palestinesi. Gli accademici hanno firmato una lettera di intenti, pubblicata sul Guardian, in cui spiegano di non voler accettare inviti per visite o interventi in istituzioni accademiche in Israele, o per convegni finanziati, sponsorizzati e organizzati da Israele.
I firmatari, tra cui docenti di Cambridge, della Queen University di Belfast e della London School of Economics, hanno precisato che continueranno a lavorare in modo individuale con i colleghi israeliani. Nella lettera si esprime "profondo turbamento per l'occupazione illegale israeliana dei territori palestinesi, per le violazioni intollerabili dei diritti umani inflitte a tutto il popolo palestinese e per la sua apparente determinazione a resistere a qualsiasi soluzione fattibile". Gli accademici hanno fatto sapere che manterranno la loro posizione fino a quando Israele "non si confomerà al diritto internazionale, e rispetterà i principi universali dei diritti umani".