ECONOMIA
Cgia: con rivalutazione del Pil "pressione fiscale reale al 49,5%"
"La pressione che grava sui contribuenti onesti si colloca appena sotto il 50%"

calcolato con la vecchia metodologia. "Ma la pressione fiscale reale - spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - vale a dire quella che grava sui contribuenti onesti, che si misura togliendo dal Pil nominale il peso dell'economia non osservata, si colloca appena sotto il 50 per cento, attestandosi, secondo una nostra stima, al 49,4 per cento. Un carico fiscale spaventoso".
La Cgia è giunta a questo risultato ricordando che il nostro Pil nazionale, include anche la cifra imputabile all'economia sommersa prodotta dalle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, non pagano né tasse né contributi.
Secondo l'Istat, l'economia non osservata - che ora include anche il valore aggiunto 'prodotto' dal contrabbando di sigarette, dalla prostituzione e dal traffico di stupefacenti - si aggira attorno ai 200 miliardi di euro all'anno. La pressione fiscale ufficiale - ricorda la nota della Cgia - è data dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive ed il Pil prodotto in un anno, nel 2013 la nuova pressione fiscale ufficiale scende, rispetto alla precedente stima, al 43,3%.
Tuttavia, se si storna dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico e alle attività illegali che non producono nessun gettito per l'erario, il Pil diminuisce (quindi si "contrae" il denominatore) e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto. Quindi, la pressione fiscale "reale" che grava su coloro che pagano correttamente le tasse è molto superiore a quella ufficiale che viene calcolata dall'Istat che rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall'Eurostat.