MONDO
Per il premier etiope difficile negoziare la tregua
Etiopia: arrestati 17 missionari salesiani. L'Onu: 16 dipendenti detenuti ad Addis Abeba
Mentre Salgono le tensioni tra l'esercito e il Tplf, che ha ottenuto il sostegno di altri otto gruppi armati, la diplomazia internazionale si sta attivamente muovendo per favorire il cessate il fuoco tra le parti

Onu conferma: 16 dipendenti detenuti ad Addis Abeba
Almeno 16 dipendenti delle Nazioni Unite sono detenuti ad Addis Abeba, in Etiopia. Lo ha detto il portavoce dell'Onu, Stephane Dujarric. "Stiamo lavorando attivamente con il governo per garantire il loro rilascio immediato", ha proseguito, precisando che sono di nazionalità etiope.
"Il Tplf (Fronte di liberazione del popolo tigrino, ndr) ha governato l'Etiopia per 27 anni, e in questo lasso di tempo avrebbe potuto e dovuto lavorare per la separazione o l'autonomia della regione Tigray, ma non lo ha fatto. Quindi la guerra di oggi non è contro l'esercito etiopico bensì contro l'intera popolazione, per destabilizzare il Paese: uccidono uomini, donne, bambini, persino animali. Non si concentrano solo contro il governo". Questa la principale critica mossa da Abet Dawit, presidente della Comunità etiopica in Italia, sulla crisi in corso nel Paese africano. Ai microfoni di "Radio Anch'io" su Rai Radio 1, Dawit si esprime a sostegno dell'attuale governo del primo ministro Abiy Ahmed: "è stato scelto democraticamente dal 95% degli elettori e sta facendo il suo dovere per la crescita e la pace".

Mentre Salgono le tensioni tra l'esercito e il Tplf, che ha ottenuto il sostegno di altri otto gruppi armati, la diplomazia internazionale si sta attivamente muovendo per favore il cessate il fuoco tra le parti: l'inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d'Africa, Jeffrey Feltman, si è già recato ad Addis Abeba per incontrare Abiy Ahmed, per poi essere ricevuto dal presidente della Commissione dell'Unione africana, Moussa Faki Mahamat. Appelli a deporre le armi sono giunti anche dalle Nazioni Unite, dall'Organizzazione degli Stati dell'Africa orientale (Igad), dall'Unione europea e da Paesi vicini come Kenya e Uganda.
D'altronde per il premier etiopico negoziare la tregua ora non è semplice, come evidenzia sempre in trasmissione Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire: "L'errore di Abiy è stato quello di dichiarare il Tplf un gruppo terrorista e questo ora rende difficile ogni tentativo diretto di dialogo".
Le forze del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) continueranno a marciare verso Addis Abeba fino a quando il governo federale non revocherà il blocco alla regione settentrionale dell'Etiopia. Lo ha detto il portavoce del Tplf, Getachew Reda, sottolineando in un'intervista concessa oggi alla Bbc che "l'unico ostacolo" per una risoluzione del conflitto in corso da un anno nel Paese è "l'ossessione del premier Abiy per una soluzione militare a quello che è essenzialmente un problema politico". Nell'intervista Getachew ha sottolineato come la loro avanzata "non abbia molto a che fare con Addis Abeba, quanto piuttosto con il nostro obiettivo di costringere Abiy a revocare il blocco imposto alla nostra gente".
#PresidentDebretsion of #Tigray had very fruitful discussion with President #OlesegunObasanjo, #AU special Envoy for the Horn of Africa.#Debretsion briefed #ChiefObosanjo on where #Tigray stands regarding the ongoing crisis in Ethiopia. It was a good meeting.#TigrayShallPrevail! pic.twitter.com/6jceA3sd16
— Getachew K Reda (@reda_getachew) November 7, 2021
Richieste che sono state illustrate all'inviato dell'Unione africana (Ua) per il Corno d'Africa, Olusegun Obasanjo, che due giorni fa ha incontrato a Macallè, capoluogo del Tigray, il leader del Tplf, Debretsion Gebremichael. Un colloquio "franco" in cui il Tplf "ha spiegato quali sono le condizioni del Tigray per la risoluzione del conflitto", ha precisato Getachew.