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MONDO

Un conflitto che dura da un anno

Etiopia, cresce il pressing Usa per fermare il conflitto

A un anno dal conflitto, il premier Abiy si appella alla popolazione per fermare l'avanzata dei ribelli tra accuse reciproche di stupri e genocidio. Il governo ha dichiarato stato di emergenza per sei mesi

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In Etiopia continua la tensione tra le forze governative e i ribelli del Tigray. Intanto le forze tigrine hanno preso il controllo di varie città chiave e si sono unite a un altro gruppo armato, l'Oromo Liberation Army, per prendere il controllo di Kemisse.
A un anno dal conflitto, il premier Abiy si appella alla popolazione per fermare l'avanzata dei ribelli tra accuse reciproche di stupri e genocidio. Il governo ha dichiarato stato di emergenza per sei mesi. Sembra oramai lontano il sogno di riformare il paese acceso dall'uomo che ha vinto il Nobel per aver messo fine alla guerra fredda con l’Eritrea.

Le speranze del paese del Corno d'Africa sono finite nel sangue e una fonte della sicurezza tigrina ha aggiunto che continua l'avanzata a est e sud verso la capitale. Intanto il governo etiope denuncia la presenza di mercenari bianchi. "Molto probabilmente sono russi del Wagner group", secondo Matteo Giusti di Limes, una milizia che Mosca usa in Africa ma che, secondo alcune fonti avrebbe preso parte anche ad azioni in Siria e nel Donbass. Secondo il New York Times, dietro la sigla potrebbe celarsi un'unità legata al Ministero della Difesa russo e / o del GRU (Direttorato dell'informazione russo) utilizzata dal governo russo nei conflitti dove è richiesta la "negabilità" poiché le sue forze sono addestrate su installazioni del Ministero della Difesa russo ( si ritiene inoltre  che sia di proprietà di Evgenij Prigožin, un uomo d'affari con stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin, soprannominato lo "chef di Putin" perchè proprietario di molti ristoranti).


(Matteo Giusti- giornalista Limes)

L'intervento degli Stati Uniti
L'inviato speciale degli Stati Uniti nel Corno d'Africa, Jeffrey Feltman, è arrivato ad Addis Abeba nell'ambito degli sforzi per mettere fine al conflitto tra il governo centrale e le autorità regionali del Tigray. La portavoce del premier Abiy Ahmed, Billene Seyoum, non ha risposto quando le è stato domandato se il premio Nobel incontrerà l'inviato, che in settimana ha insistito che "ci sono molti, molti modi per avviare colloqui". Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha diffuso una dichiarazione in cui ha definito la mancanza di dialogo "particolarmente preoccupante", mentre la guerra ha ucciso migliaia di persone e ha portato allo sfollamento di milioni di altre.

Intanto il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la partenza volontaria del personale non essenziale dell'ambasciata americana ad Addis Abeba, e di tutti familiari del personale "a causa del conflitto armato, le rivolte civili e la possibile scarsità di beni". E' quanto si legge in un comunicato dell'ambasciata, in cui si invitano i cittadini americani presenti in Etiopia a valutare la partenza con voli commerciali. "Chi rimane dovrebbe fare provviste nel caso dovesse confinarsi in casa". L'avviso avverte che "una recrudescenza del conflitto potrebbe causare scarsità di beni, sospensione delle comunicazioni e problemi per i viaggi". Ricordando che il governo etiope ha proclamato lo stato  d'emergenza per la crisi del Tigray, l'ambasciata fa notare che un  blocco delle comunicazioni renderebbe difficili i contatti con i cittadini americani presenti nel paese. "L'ambasciata ha una capacità  limitata di fornire servizi d'emergenza ai cittadini americani fuori  da Addis Abeba", recita l'avviso, raccomandando ai suoi concittadini  di preparare "un piano di emergenza personale che non dipenda  dall'aiuto del governo statunitense".
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