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MONDO

Classe 1995, la madre vive a Bologna

Attacco di Londra, nuovi arresti. Italiano il terzo terrorista, si indaga sulla rete di Zaghba

Ancora arresti all'alba: un 30enne è finito in manette questa mattina, sempre a est di Londra. Domani si vota. May, dopo le polemiche sulle falle nella prevenzione dell'attacco, chiede una revisione dell'operato di polizia e servizi segreti. Trovato intanto nel Tamigi il corpo di un uomo che potrebbe essere l'ottava vittima dell'attentato di sabato scorso

Il commando della strage sul London Bridge: Youssef Zaghba è il giovane a destra
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Su ordine dei magistrati che indagano sull'attacco di London Bridge questa mattina a Ilford, un quartiere a est di Londra, è stato arrestato un uomo di 30 anni. In parallelo all'aeroporto di Heathrow è finito in manette un 38enne coinvolto nella strage di Manchester. E non si fermano nemmeno le indagini sulla rete di contatti di Youssef Zaghba, il 22enne italo-marocchino identificato come il terzo terrorista. La madre vive a Bologna. 

La pista italiana
Era emersa sulla base di un'indagine già in corso a proposito di un trasferimento sospetto di danaro fatto da un gruppo di pachistani tra Londra e l'Italia. Scotland Yard fa sapere che l'uomo "aveva la nazionalità italiana, era di origini marocchine" e viveva nell'East London come gli altri due terroristi protagonisti dell'assalto mortale di sabato scorso sul London Bridge e a Borough Market.

Nato a Fez da padre marocchino e madre italiana
Youssef Zaghba era nato nel 1995 in Marocco, a Fez, da padre marocchino e madre italiana, convertita all'Islam e oggi 68enne. Nel marzo dello scorso anno era stato fermato all'aeroporto di Bologna mentre cercava di partire per la Turchia e raggiungere poi la Siria. Aveva con sé solo un piccolo zaino, il passaporto e un biglietto di sola andata, circostanze sospette che, insieme alla rotta aerea per Istanbul, ne fecero disporre il fermo per accertamenti.

Nel marzo 2016 l'intelligence italiana avvisò Londra
Zaghba fu controllato agli imbarchi e non diede spiegazioni sulle ragioni del suo viaggio né sulla sua destinazione, anzi iniziò ad agitarsi. Fu avvisato quindi il procuratore aggiunto Valter Giovannini, all'epoca coordinatore del gruppo 'terrorismo' della Procura, che intervenne direttamente affinché il giovane non fosse fatto imbarcare, in attesa di approfondimenti. Fu chiamata la madre e la donna riferì che il figlio le aveva detto di essere partito per Roma. Fu disposto dalla Procura il sequestro del passaporto, del cellulare e del pc a casa, dove fu fatta una perquisizione. Non emersero elementi particolari, se non qualche documento di carattere religioso, scaricato da siti fondamentalisti. Il giovane, che perse il volo, fu poi rilasciato.

Dopo l'episodio di Bologna Zaghba fu monitorato dall'intelligence e risulta non aver vissuto in Italia stabilmente, anzi la sua presenza fu limitata a brevi periodi per visite alla madre. Per il resto ci furono spostamenti tra il Marocco e l'Inghilterra. Dopo il fermo di Bologna dai servizi italiani fu mandato un appunto a quelli londinesi: nonostante il proscioglimento, l’Italia l’aveva comunque inserito nelle liste delle persone a rischio.

La madre implorò di non farlo partire
Ieri gli investigatori hanno sentito la madre, che era in ansia perché non aveva notizie del figlio. La donna, italiana convertita all'Islam, 68 anni, era convinta che il giovane fosse a Londra a lavorare e non era a conoscenza di altre iniziative. Quando fu bloccato all'aeroporto Marconi, lei stessa implorò gli inquirenti di non farlo partire: era molto preoccupata per alcuni discorsi 'strani' che aveva iniziato a fare.

Aveva un lavoro stagionale a Londra
I suoi genitori si sono separati dopo un periodo di convivenza in Marocco. La madre è tornata in Italia ed è andata a vivere in provincia di Bologna, il padre vive attualmente in patria. Youssef è venuto più volte a trovarla. Dopo il fermo del marzo 2016, era stato denunciato per  terrorismo internazionale e poi prosciolto, ma l’Italia l’aveva comunque inserito nelle liste delle persone a rischio. Aveva  un lavoro stagionale in un ristorante di Londra, continuava ad avere contatti con la madre.

L'ottava vittima
La polizia di Londra, intanto, ha trovato un corpo nel Tamigi che potrebbe essere quello di un cittadino francese dato per disperso nell'attacco terroristico di sabato sera. Ne dà notizia Sky News. Si tratterebbe del corpo di Xavier Thomas, terza vittima francese, che farebbe salire a 8 - scrive l'Associated Press - il numero dei morti dell'attentato.

E in un nuovo blitz, arrestato un sospetto fiancheggiatore a Barking
L'identità di Zaghba non è la sola novità di oggi. Un giovane di 27 anni è stato arrestato stamattina nel corso di un blitz condotto a Barking, alla periferia est di Londra, dove abitavano tutti e tre i componenti del commando. In precedenza, erano state invece scarcerate senza accuse a carico le ultime 10 persone rimaste fino a ieri in detenzione.

Gli altri due attentatori: Butt "il capo" e Redouane che aveva doppia nazionalità
Butt aveva 27 anni, era sposato con figli, viveva a Barking, zona Est di Londra, in un'abitazione perquisita ieri. Di origini pachistane, considerato capo della cellula, era apparso in un documentario dell'emittente Channel 4 sui fondamentalisti islamici legati ad Anjem Choudary, un predicatore in carcere. Butt era conosciuto dai servizi di sicurezza britannici, ma non c'era nessuna prova che stesse pianificando un attentato.

Redouane invece aveva 30 anni e diceva di avere doppia nazionalità, marocchina e libica, ha riferito il capo della polizia nazionale antiterrorismo Mark Rowley.

Media: bombe molotov nel furgone
Almeno una dozzina di bombe Molotov sono state trovate nel furgone usato dai tre jihadisti per compiere l'attacco di sabato sera a Londra: lo riporta Sky News citando fonti non identificate. Secondo il giornalista dell'emittente Martin Brunt, la polizia ha trovato nel veicolo "quelle che sembravano essere bottiglie piene di un liquido incolore con stracci" al posto dei tappi: "chiaramente sembravano essere cocktail Molotov".

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