MONDO
Brasile, Lula resta in carcere dopo braccio di ferro tra i magistrati

Favreto, però, non ha mollato. In una seconda ordinanza, ha dichiarato invalida la decisione di Gebran Neto, ripetendo l'ordine di scarcerazione e dando un'ora alla polizia per ubbidire, minacciando possibili denunce per oltraggio alla corte. Nel frattempo, nei media e sui social i principali leader del Pt denunciavano un "nuovo golpe giudiziario" contro Lula e convocavano alla protesta di piazza, per esigere "Lula libero subito" e manifestare contro "l'agonia dello Stato di diritto". Ma alla fine, siccome lo scontro giudiziario è diventato interno allo stesso Tfr4, è stato il presidente del tribunale di Porto Alegre, Carlos Thompson Flores, che è intervenuto per porre fine al braccio di ferro. Mentre cadeva la notte sulla capitale dello stato di Rio Grande do Sul, Thompson si pronunciato contro l'ordine di scarcerazione. Sebbene gli argomenti del magistrato sono stati prettamente legali e tecnici -non spetta a un giudice di turno domenicale decidere su una carcerazione decisa da un tribunale collegiale, e una candidatura politica non costituisce una novità processuale- la sua decisione ha avuto anzitutto un impatto politico.
I pro-Lula hanno protestato ancora una volta contro quella che denunciano come una persecuzione giudiziaria contro il leader più amato dal popolo, mentre gli anti-Lula hanno festeggiato che non sia funzionata una manovra legalmente dubbia per approfittare del turno domenicale di un magistrato vicino al Pt per liberare un ex presidente corrotto. Ma la battaglia, ovviamente, non finisce qui.