Si tratta di un addetto Atac e di due vigilantes
Bimbo morto in metro, 3 denunciati per omicidio colposo
Il piccolo è precipitato nella tromba dell'ascensore durante un tentativo di passaggio da un ascensore bloccato a un altro

Sono tre al momento le persone denunciate per la morte del bambino precipitato ieri nel vano ascensore della stazione Furio Camillo della metro di Roma. Secondo quanto si apprende, si tratta di un addetto Atac e di due vigilantes denunciati per concorso in omicidio colposo.
Ai carabinieri che ieri li hanno interrogati i tre hanno riferito disperati che era loro intenzione salvare mamma ebambino bloccati nell'ascensore e che l'incidente è stato "una tragica fatalita'". I tre, secondo quanto accertato dagli investigatori, per liberare la madre di 43 anni e il piccolo di 4 rimasti intrappolati nell'ascensore hanno compiuto una procedura definita 'non convenzionale'. Dopo aver portato il secondo ascensore allo stesso piano del primo hanno aperto le porte di emergenza laterali e il piccolo è precipitato nella voragine tra i due ascensori. Si tratta di una procedura anomala compiuta da un personale non tecnico e sara' ora la Magistratura a definire le singole responsabilita' su quanto avvenuto. Tutti e tre sono
stati sentiti dagli investigatori cosi' come la madre del piccolo.
La tragedia è avvenuta ieri pomeriggio, intorno alle 17. L'ascensore che doveva portare il bimbo, accompagnato dalla madre, dalla biglietteria alla banchina si sarebbe bloccato quasi all'altezza della biglietteria. Gli operatori della metropolitana sarebbero intervenuti affiancandogli un ascensore gemello e avrebbero aperto i pannelli laterali dei due vani per far passare la mamma e il bimbo da un ascensore all'altro. Il piccolo, però, sarebbe precipitato nel passaggio, schiantandosi al suolo dopo un volo di almeno dieci metri e morendo sul colpo.
Una testimone, una studentessa di 18 anni che si trovava nella stazione della linea A in quel momento, ha raccontato di "urla agghiaccianti" e "voci in preda al panico" che invitavano i passeggeri ad uscire dalla stazione il prima possibile.
La mamma del piccolo, Francesca Giudice, 43 anni sotto chock, è stata soccorsa e assistita, mentre il corpo del bimbo, dopo i rilievi di legge, è stato rimosso. "Me lo sono visto scivolare dalle mani - avrebbe detto sotto choc Francesca, la mamma, subito dopo la tragedia -. Perché proprio a me?". La donna, originaria di Latina, sarebbe rimasta incredula dentro un gabbiotto vicino all'ascensore, sotto choc: sembrava non aver realizzato la tragedia. Il momento più doloroso - riferiscono i presenti - è stato quando ha compreso che stavano portando via il corpo del figlioletto: a quel punto ha capito che era davvero finita e si è abbandonata alla disperazione.
A starle vicino durante quelle interminabili ore nella stazione sono stati alcuni psicologi del Comune di Roma e anche lo stesso sindaco Ignazio Marino che si è intrattenuto a lungo nei sotterranei della metropolitana, chiusa al pubblico. In un secondo momento è arrivato anche il compagno di Francesca e padre del bambino, Giovanni: più grande d'età, pare avesse perso da poco il lavoro in una libreria. I due, che abitano nella zona vicino alla fermata di Furio Camillo (teatro dell'incidente), hanno lasciato la stazione lontano dalle telecamere dopo che il corpo del bambino è stato trasportato altrove.
Il dramma ha sconvolto tutti: dal sindaco, che ha parlato di "una tragedia per tutta Roma" e ha deciso per il lutto cittadino, ai soccorritori. Anche i vigili del fuoco che si sono calati nella tromba dell'ascensore quando sono risaliti avevano gli occhi pieni di lacrime. "Sicuramente c'è stato un errore dell'agente della stazione che ha posto in essere una procedura non prevista", ha commentato dal canto suo l'assessore ai Trasporti del Comune di Roma Guido Improta. "Forse perchè - ha ancora ipotizzato Improta - c'erano condizioni di difficoltà".